Lancia, Andrea

Firenze ante 1296–post ottobre 1357

Presentazione

Nato probabilmente a Firenze nell’ultimo decennio del secolo XIII (terminus ante quem è il 1296, come si ricava dal più antico documento superstite da lui rogato), Andrea di ser Lancia svolse la professione di notaio nel capoluogo toscano almeno dal 1314 fino al 1357; qui ricoprì diversi e importanti incarichi all’interno della istituzione comunale fiorentina e coltivò relazioni significative per le vicende culturali di quegli anni: ben documentate sono l’amicizia con Giovanni Villani, la conoscenza di Arrigo Simintendi e di Boccaccino di Chelino da Certaldo, la collaborazione professionale con Giovanni Boccaccio. Lancia morì probabilmente a Firenze; il terminus post quem è costituito da una gabella da lui pagata il 16 ottobre 1357.

Nell’ambito della letteratura il nome del Lancia è stato spesso associato a numerosi volgarizzamenti anonimi dai classici latini compiuti a Firenze nella prima metà del Trecento; si tratta tuttavia di attribuzioni in gran parte da respingere o per le quali mancano studi dirimenti. Quanto all’identificazione del Lancia quale autore dell’anonimo Ottimo commento alla Commedia, l’ipotesi non regge alla prova dei fatti, ancorché il Lancia fu certamente prossimo all’autore (o agli autori) di questo fortunato e composito commento, attestato in diverse redazioni non attribuibili alla medesima persona, tutte deliberatamente realizzate con materiali esegetici di varia provenienza. D’altra parte i suoi autografi, ora latori di opere di sicura paternità del Lancia, ora vergati in qualità di copista, ora posseduti e annotati, ne garantiscono un posto non marginale nella storia culturale del Trecento.

Strettamente legato alla sua professione notarile è il volgarizzamento della legislazione statutaria fiorentina, la cui riforma generale era stata ultimata nell’estate 1355. Esso fu compiuto dal Lancia su incarico del Comune di Firenze: lo statuto del podestà da lui volgarizzato si conserva autografo nel ms. Firenze, ASFi, Statuti del Comune di Firenze, 19. Subito dopo, il 12 settembre 1356, al Lancia fu commissionato un nuovo volgarizzamento, proprio in virtù della lunga esperienza di traduttore che gli era pubblicamente riconosciuta. Il notaio portò a termine il compito commessogli entro l’ottobre 1357, volgendo dal latino al volgare oltre cinquanta disposizioni aventi valore di statuto, datate tra il 24 novembre 1355 e il 27 aprile 1357, che si conservano autografe nel ms. Firenze, ASFi, Statuti del Comune di Firenze, 33 (ed. Ordinamenti 2001).

Quanto all’attività propriamente letteraria, il primo impegno a cui il Lancia si dedicò è costituito dal volgarizzamento fortemente compendiato delle Epistulae morales ad Lucilium di Seneca (iv 8-lxxxviii 37), tràdito nell’autografo Siena, BCo, C III 25. È una versione tutt’ora inedita che nulla condivide con il più noto, anonimo e fortunato volgarizzamento trecentesco delle Epistole morali. Si tratta infatti di una prova giovanile che non conobbe alcuna diffusione e che nell’autografo mostra tutti i caratteri della provvisorietà e le incompiutezze proprie di una copia di lavoro: numerose sono le cancellature, continue le correzioni, gli spazi lasciati in bianco, le parole latine non tradotte poste in margine o nel corpo del testo; anche le integrazioni, marginali e in interlinea, spesso si giustappongono senza sostituire precedenti scelte lessicali, così da dar vita a doppie o triple possibilità di traduzione per uno stesso termine. Questa prima attenzione al testo di Seneca non rimase un episodio isolato. Posteriore di qualche anno infatti è una austera risposta in volgare alla epistola lxxxiii di Seneca, in cui il filosofo discute in merito all’ubriachezza: «Questa è una pìstola fatta in persona di Lucillo per alcuno cittadino di Firençe, lo quale se chiama ser Andrea Lancia, per la quale significa che Seneca non diffinì la quistione dell’ubriaco sufficientemente, la quale è nella lxxxiii pistola» (Madrid, BN, Reservados 7, c. 74r). Si tratta di una breve esercitazione retorica conservata in sei testimoni che recano concordi il nome dell’autore e per la quale è possibile indicare come termine ante quem il gennaio 1352 (1351 secondo lo stile fiorentino), data che si legge nella sottoscrizione, parzialmente erasa, del copista Lorenzo Gherardi nel ms. Firenze, BML, Plut. 90 inf. 51, c. 159v (ed. Fanfani 1851a; Guasti 1869).

Negli stessi anni, o in quelli subito seguenti, in cui si cimentava nella versione compendiata delle Epistulae ad Lucilium, il giovane Lancia si dedicò anche all’attività di copia: la sua mano infatti, accanto a quella di altri copisti, probabilmente più anziani di lui, si ritrova nel ms. Paris, BnF, It. 591, che contiene il volgarizzamento con chiose marginali dell’Ars amandi di Ovidio (Ceccherini 2011). Si tratta di una testimonianza che conferma la vicinanza e l’interesse del Lancia all’ambiente dei volgarizzamenti fiorentini e d’altra parte, riconosciuta la sua attività di trascrittore, consente di rimettere in discussione la paternità della versione ovidiana dell’Ars amandi, che al Lancia era stata attribuita.

Accanto all’abbozzo del volgarizzamento senecano si pone la più compiuta versione dell’Eneide virgiliana, comunemente attribuita al Lancia e realizzata a partire dalla riduzione latina, oggi perduta, di frate Anastasio (ed. Fanfani 1851b). La traduzione ebbe una rapida diffusione ed è conservata in ventisette testimoni, solo due dei quali tuttavia la attribuiscono in modo esplicito al notaio fiorentino (mentre gli altri attestano l’anonimato). Sulla base della data presente sul margine superiore della c. 1r del ms. Firenze, BML, Martelli 2, si ritiene che questa versione sia anteriore al 1316. Si tratta tuttavia di un’indicazione controversa: sia perché il manoscritto è stato giudicato notevolmente più tardo di questa data (del resto non si può escludere che essa si riferisca all’antigrafo dal quale il codice fu esemplato), sia perché l’opera sopravvive in forme testuali differenti non riconducibili al medesimo autore (Tanturli 2000); ciò implica d’altra parte che sia ancora da precisare quale sia stato il ruolo del Lancia nel lavoro di traduzione.

Tra le opere forse legittimamente ricondotte al Lancia, ma per le quali manca uno studio adeguato, è da annoverare l’Epistola Andree notarii florentini domino Nicolao abbati monasterii Sancte Marie de hedificatione dicti monasterii compiuta entro il 1345 e tràdita dal ms. Firenze, BNCF, Conv. Soppr., C 1 2641 (ed. Gaudenzi 1906; Falce 1921).

L’attività di volgarizzatore del Lancia è ancora documentata da un manoscritto autografo, Firenze, BNCF, Pal. 11. Esso conserva il testo in latino e in una versione realizzata proprio dal Lancia dei sette salmi penitenziali, accompagnati dalla traduzione della relativa Esposizione del Salterio di sant’Agostino; a essi si aggiunge il testo in latino e in volgare del salmo iii, anch’esso corredato dall’esposizione agostiniana. Questa traduzione fu eseguita dal Lancia su commissione di un frate, del quale non si conoscono né il nome né l’ordine di appartenenza, che pure indicò al notaio di aggiungere il salmo iii alla serie dei salmi penitenziali.

Molte delle energie del Lancia, in qualità di autore e di copista, furono dedicate alla Commedia di Dante. L’attenzione vivissima e assidua che il Lancia rivolse al poeta fiorentino e alle sue opere si concretizza in quattro manoscritti della Commedia, del tutto o in gran parte autografi del notaio: Firenze, BNCF, Conv. Soppr., H 8 1012, antico frammento databile entro il terzo decennio del Trecento, che conserva i versi compresi tra Inf., xxvi 67 e xxviii 48, e che costituisce sotto il profilo codicologico e paleografico, l’antecedente di quella che sarà l’esperienza tutta fiorentina del “Dante del Cento”; Firenze, BNCF, II I 39, con ampio e ricchissimo commento di paternità del Lancia, esteso a tutto il poema e databile tra il 1341 e il 1343 (ed. Lancia 2012); New York, MorL, M 676, databile tra gli anni 1345-1355 ca., autorevole testimone della cosiddetta terza forma dell’Ottimo Commento, con aggiunte del Lancia in parte autonome, in parte derivate dalle chiose dell’Anonimo Latino; Firenze, BRic, 1033, copia d’uso di modesta qualità estetica (benché l’impegno calligrafico sia comunque superiore a quello attestato dal ms. II I 39), con poche postille annotate nei margini, databile alla prima metà degli anni Cinquanta (ed. Lancia 2012).

In particolare il commento alla Commedia conservato nel ms. Firenze, BNCF, II I 39 (da cui all’inizio del secolo XV fu ricavata la copia fotografica Firenze, BNCF, II I 45), consente di verificare come il Lancia si sia giovato nell’elaborazione del suo commento di ampie e approfondite letture. Infatti conobbe e citò molte opere dantesche (da ricordare soprattutto il Convivio, l’Epistola a Cangrande e probabilmente la Tenzone con Forese Donati), gran parte dell’antica esegesi alla Commedia, opere della classicità latina, che lesse avvalendosi sia dell’originale latino, sia dei volgarizzamenti prodotti dalla nuova civiltà comunale. Tra gli autori più frequentemente richiamati vi sono Virgilio (Eneide), Ovidio (soprattutto le Metamorfosi, citate anche attraverso il volgarizzamento di Arrigo Simintendi, ma almeno anche le Heroides), Lucano, Boezio, Aristotele (soprattutto l’Etica e la Metaura, note anche nei volgarizzamenti trecenteschi), Seneca, Cicerone, Stazio (la Tebaide, invece riguardo all’Achilleide la conoscenza da parte del Lancia è più problematica) e, in misura minore, Terenzio. A questi si affiancano altri testi classici e medievali, prevalentemente di carattere storico ed enciclopedico, latini, volgari, provenzali e francesi, che delineano bene la biblioteca di questo colto notaio: Sallustio, Valerio Massimo, Macrobio, Orosio (noto anche attraverso il volgarizzamento di Bono Giamboni), Giuseppe Flavio, i Mythologiarum libri di Fulgenzio, le Institutiones di Giustiniano, le Etymologiae di Isidoro, Papia, le Decretali, Uguccione, la Legenda aurea di Iacopo da Varazze, Martino Polono, Goffredo da Trani, la Summa memorialis di Orico di Cavriana, il Manipulus florum di Tommaso d’Irlanda, Alano da Lilla, il De miseria condicionis humanae di Lotario de’ Segni, il Tractatus de Sphaera mundi di Giovanni Sacrobosco, il De amore di Andrea Cappellano, la Summa de vitiis et virtutibus di Guglielmo Peraldo, il Libro dei sette savi, l’Histoire ancienne jusqu’à César, l’Historia destructionis Troiae di Guido dalle Colonne, il Tresor di Brunetto Latini (che gli fu noto sia attraverso l’originale francese, sia nel volgarizzamento), la Tavola ritonda, il Lancelot, la Fiorita di Guido da Pisa, la Cronica di Giovanni Villani.

Per quanto tra le fonti storiche compaiano anche i nomi di Livio (prima e terza Deca), Floro e Svetonio si tratta di presenze cursorie ed è difficile dire se il Lancia ne conoscesse direttamente le opere o ne ricavasse i nomi attraverso Orosio e Martino Polono che, con Villani, sono le fonti storiche più utilizzate; con la stessa cautela si dovranno guardare gli accenni generici alle tragedie di Seneca. Attingono soprattutto al repertorio offerto dal Comentum di Pietro Alighieri o dall’Ottimo Commento le citazioni patristiche; prevalentemente mediate da altre fonti sono quelle che rinviano a filosofi medievali. Frequenti e articolate citazioni mostrano una profonda conoscenza del testo biblico, di cui Lancia legge anche la Glossa ordinaria; buona familiarità mostra nella conoscenza di inni e antifone liturgiche. Non banali si rivelano le conoscenze relative alla lirica provenzale, giacché il Lancia lesse probabilmente una vida del trovatore Bertran de Born; significativi, se pure quantitativamente limitati, i riferimenti alla lirica volgare italiana.

Le molte letture di cui dà prova il commento alla Commedia sollecitano un’indagine sulla biblioteca del Lancia che ancora attende di essere compiuta: sui libri da lui effettivamente posseduti, ovvero su quelli che poté consultare, leggere e annotare senza esserne direttamente il proprietario. Allo stato attuale delle ricerche sono riemersi due libri posseduti dal Lancia. Il ms. Cologny-Genève, Bibliotheca Bodmeriana, 132 (secolo XIII, ultimo quarto) è una miscellanea che conserva le Epistole di Pier della Vigna, alcuni exordia e un’ampia silloge di dictamina del maestro aretino Bonfiglio d’Arezzo; su questo codice il Lancia appose la nota di possesso all’interno del piatto superiore, quindi preparò un indice parziale delle epistole del cancelliere di Federico II e intervenne con una serie di espedienti, quali la trascrizione delle rubriche nei margini e la numerazione dei testi, vòlti a facilitare la consultazione e la rapidità della ricerca. Il secondo codice da lui vergato e postillato, Firenze, BNCF, Pal. 11, di cui già si è fatta menzione, conserva nella seconda parte, anch’essa autografa del Lancia, un compendio in volgare della Summa vitiorum di Guglielmo Peraldo; questo volgarizzamento non solo fu impiegato direttamente dal Lancia nella redazione di alcune chiose alla Commedia, ma le postille che egli lasciò sui vivagni del codice consentono di scorgere, ora in nuce, ora già compiute, riflessioni e interessi che trovano spazio adeguato proprio nel commento al poema. Considerata l’ampiezza delle letture del Lancia e la sua notevole capacità di far dialogare tra loro testi letti e studiati in momenti diversi, è probabile che altri volumi da lui postillati e posseduti attendano ancora di essere riconosciuti.



Bibliografia
Ceccherini 2011 = Irene C., Andrea Lancia tra i copisti dell’Ovidio volgare. Il ms. Paris, Bibliothèque Nationale de France, Italien 591, in «Italia medioevale e umanistica», lii, pp. 1-26.
Falce 1921 = Antonio F., Il Marchese Ugo di Tuscia. Ricerche, Firenze, Bemporad.
Fanfani 1851a = Pietro F., Una lettera di Andrea Lancia, e due favole di Esopo, in «L’Etruria», i, pp. 103-6.
Fanfani 1851b = Id., Compilazione dell’ ‘Eneide’ di Virgilio fatta volgare per ser Andrea Lancia, in «L’Etruria», i, pp. 162-88, 221-52, 296-318, 497-508, 625-32, 745-60.
Gaudenzi 1906 = Augusto G., Una romanzesca biografia del marchese Ugo di Toscana, in «Archivio Storico Italiano», s. v, xxxviii, pp. 261-90.
Guasti 1869 = Cesare G., I manoscritti italiani che si conservano nella Biblioteca Roncioniana di Prato, in «Il Propugnatore», ii, 2 pp. 454-56.
Lancia 2012 = Andrea L., Chiose alla ‘Commedia’, ed. critica a cura di Luca Azzetta, Roma, Salerno Editrice, 2 voll.
Ordinamenti 2001 = Ordinamenti, provvisioni e riformagioni del Comune di Firenze volgarizzati da Andrea Lancia (1355-1357), ed. critica del testo autografo a cura di Luca Azzetta, Venezia, Ist. Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.
Tanturli 2000 = Giuliano T., Codici dei Benci e volgarizzamenti dell’ ‘Eneide’ compendiata, in Per Domenico De Robertis. Studi offerti dagli allievi fiorentini, a cura di Isabella Becherucci, Simone Giusti, Natascia Tonelli, Firenze, Le Lettere, pp. 431-57.

Nota paleografica

La distribuzione cronologica degli autografi documentari e librari di A.L., molti dei quali datati o databili con sicurezza, rende possibile una ricostruzione della sua articolata cultura grafica durante tutta la sua carriera di notaio e copista per un periodo di oltre quaranta anni. Il L. è copista digrafico, cioè capace di impiegare con uguale perizia e con funzioni diverse tutti e due i modi scribendi della tradizione gotica, la littera cursiva e la littera textualis, entrambi secondo interpretazioni stilistiche differenti e gradazioni diverse di velocità. In tutte le realizzazioni, la mano del L. si caratterizza per numerose irregolarità nella tenuta dell’allineamento e nel modulo delle lettere, sia nelle dimensioni assolute sia nelle proporzioni fra corpo e aste. Nonostante l’ampio arco cronologico, la corsiva professionale non presenta cambiamenti strutturali significativi, ma solo alcune differenze dovute soprattutto alla velocità del tracciato e alla temperatura della penna, cioè a fatti di esecuzione. Si tratta di una scrittura che esprime tutte le potenzialità espressive della littera cursiva di tradizione notarile: sia nel repertorio grafico, costituito da una ricca varietà di esiti e dalla compresenza di più varianti per ogni lettera, alcune tracciate in più tratti, altre realizzate currenti calamo; sia nell’organizzazione dei rapporti fra lettere in successione, gestiti soprattutto attraverso un’ampia gamma di legature dall’alto, con movimento destrogiro, e dal basso, con movimento sinistrogiro, ma anche attraverso alcuni nessi di curve contrapposte. Peculiarità significative per la ricostruzione della cultura grafica del L. si rilevano nelle lettere dotate di aste, per le quali sono utilizzate forme di tradizione duecentesca insieme a forme più aggiornate, già documentate nelle scritture notarili degli ultimi quindici anni del Duecento e normalmente prevalenti nel Trecento: sono forme duecentesche gli occhielli tozzi e arrotondati di f, s e p, che hanno una modesta ampiezza sotto il rigo, mentre sono soluzioni più moderne (tendenzialmente preferite dopo il 1327) gli occhielli più allungati di f e s, spesso desinenti con una punta più o meno accentuata, e le varianti senza occhiello delle medesime lettere, in cui l’asta diventa sempre più sottile scendendo sotto il rigo, assumendo una forma rastremata e affusolata (talvolta ottenuta mediante la sovrapposizione di un altro tratto); è di tradizione più antica la r discendente sotto il rigo, spesso tracciata in un tempo con leggera divaricazione dei tratti, a cui dal 1327 è affiancata la variante che si arresta sulla base di scrittura; quanto alle aste superiori, occorre rilevare che gli occhielli di b, d, h e l, quando presenti, hanno forma arrotondata e ampiezza pari a quella di una o due lettere; raramente quelli di b, h e l (mai quello di d) sono tracciati secondo una forma triangolare, detta spesso “a bandiera”, tipica delle scritture notarili dal tardo Duecento in avanti. La lettera g è realizzata secondo varietà riconducibili a due modelli fondamentali: sia secondo il modello che per la sua somiglianza con le soluzioni librarie è detto testuale (ma che è presente nella tradizione documentaria per tutta la seconda metà del Duecento), nella cui sezione inferiore il L. traccia prima la parte di sinistra e poi quella di destra; sia secondo il modello “con coda”, in cui cioè la sezione inferiore è costituita da un ampio occhiello sviluppato a sinistra sotto il corpo della lettera e tracciato secondo forme più o meno schiacciate, arrotondate o appuntite (queste ultime preferite dal 1327). Altri segni distintivi della littera cursiva del L. sono la forma incurvata del primo tratto della u/v angolare in inizio parola (forma, anche questa, duecentesca); la A maiuscola tracciata secondo due varianti, una di modello onciale, sovramodulata, dal corpo molto schiacciato e l’altra costituita di due tratti; l’esecuzione del segno abbreviativo dopo t (e talvolta anche dopo r rotonda), tracciato currenti calamo di seguito all’ultimo tratto della lettera, formando un occhiello assimilato a quelli di b, h e l; la forte inclinazione dell’asta di d; la forma allargata della nota tironiana 7. La corsiva di educazione notarile è utilizzata dal L. per la copia di alcuni codici e degli Statuti, ma l’adattamento al libro si realizza in modi diversi. Si distinguono due copie di lavoro, in cui la scrittura è pressoché identica a quella dei documenti (Firenze, BNCF, II I 39, e Siena, BCo, C III 25), dai codici in cui è compiuta una consapevole selezione di forme e tecniche di scrittura che tendono a conferire maggiore regolarità e dignità al prodotto grafico, ma senza sostanziali innovazioni nel repertorio dei segni (Firenze, ASFi, Statuti del Comune di Firenze, 19 e 33; ivi, BNCF, Conv. Soppr. H 8 1012, cc. 127-128; ivi, BRic, 1033). Fin dagli anni della giovinezza A.L. è anche copista di littera textualis. Gli autografi in testuale sono attestati da quattro codici secondo interpretazioni differenti sul piano dell’esecuzione: si debbono infatti distinguere assetti grafici più accurati, a cui il L. ricorre per la copia del testo nei mss. (Firenze, BNCF, Pal. 11, New York, MorL, M 676, e Paris, BnF, It. 591), da realizzazioni più veloci, di modulo minore, tracciate con penna fine e con frequenti slittamenti verso soluzioni corsive, adottate per le correzioni del codice di Parigi, per le chiose del ms. di New York e per quelle del ms. Firenze, BNCF, II I 39. In ognuna di queste interpretazioni la littera textualis del L. si caratterizza per la tendenza a tracciare le lettere l’una ben spaziata dall’altra e per le irregolarità nell’impiego dei nessi di curve contrapposte, limitati per lo più a quelli dopo d: fatti, questi, che donano alla catena grafica un aspetto arioso, assimilabile a quello delle realizzazioni in corsiva più posate e accurate (in particolare Firenze, BRic, 1033, e ivi, ASFi, Statuti del Comune di Firenze, 19 e 33). Nel repertorio dei segni, la littera textualis del L. si caratterizza per la leggera torsione dell’asta di alcune b, h e l e per l’inclinazione dell’asta di d. Per l’identificazione della mano si rivelano preziose quelle forme comuni a molte realizzazioni in littera cursiva (spesso dei veri e propri residui della scrittura documentaria): la caratteristica g; la A maiuscola in due tratti; la u/v dal primo tratto incurvato; la forma allargata della nota tironiana 7; l’ampio tratto di attacco orizzontale applicato ad alcune l iniziali; la predilezione per la a di modello corsivo; il prolungamento a sinistra, sotto il corpo della lettera, del secondo tratto di h, inclinato di circa 45°; l’alternanza diz a forma di 3, dall’ultimo tratto che talvolta si prolunga sotto il corpo della lettera precedente, e della ç, dalla cauda tracciata con un ampio semicerchio.

Censimento

  1. Firenze, Archivio di Stato, Capitoli del Comune di Firenze, Registri, 14
  2. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Lunghe, Firenze, Santa Maria Nuova (ospedale), 30 luglio 1348
  3. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Archivio Generale, 8 febbraio 1331 (s.f.)
  4. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Arte dei Mercatanti o Arte di Calimala, 3 settembre 1322
  5. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Arte del Cambio, 17 maggio 1327
  6. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Firenze, San Frediano in Cestello già Santa Maria Maddalena (cistercensi), 3 giugno 1315
  7. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Firenze, San Frediano in Cestello già Santa Maria Maddalena (cistercensi), 31 luglio 1301
  8. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Firenze, San Pier Maggiore (benedettine), 11 maggio 1338
  9. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Firenze, San Pier Maggiore (benedettine), 17 agosto 1338
  10. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Firenze, Santa Maria del Carmine (carmelitani), 5 novembre 1340
  11. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Monte Comune o delle Graticole, 3 agosto 1351
  12. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Monte Comune o delle Graticole, 6 settembre 1351
  13. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Monte Comune o delle Graticole, 9 settembre 1351
  14. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Monte Comune o delle Graticole, 17 agosto 1351
  15. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Monte Comune o delle Graticole, 23 aprile 1350
  16. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Monte Comune o delle Graticole, 25 luglio 1351
  17. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Monte Comune o delle Graticole, 28 giugno 1351
  18. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Monte Comune o delle Graticole, 29 settembre 1351
  19. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Riformagioni, 5 ottobre 1351
  20. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, San Iacopo di Ripoli (domenicane), 23 agosto 1314
  21. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, San Martino al Mugnone (camaldolesi), 19 ottobre 1348
  22. Firenze, Archivio di Stato, Diplomatico, Normali, Strozziane-Uguccioni (acquisto), 3 aprile 1313
  23. Firenze, Archivio di Stato, Statuti del Comune di Firenze, 19
  24. Firenze, Archivio di Stato, Statuti del Comune di Firenze, 33 (olim Classe II Dist. I Num. 15. Stanza II Arm. I)
  25. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Conv. Soppr., H 8 1012
  26. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II I 39 (Magl. VII 1229bis)
  27. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Nuovi acquisti e accessioni, 1200
  28. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. 11
  29. Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1033
  30. New York, Pierpont Morgan Library, M 676
  31. Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 591
  32. Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati, C III 25
  1. Cologny (Genève), Fondation Martin Bodmer, 132

Fonte: Le Origini e il Trecento - Tomo I (2013)

Data ultima modifica: 22 dicembre 2025 | Cita questa scheda