Domenichi, Lodovico

Piacenza 1515–Pisa 1564

Presentazione

Tra le non molte città che ospitarono per un tempo significativo Lodovico Domenichi quella che ha conservato più copiosamente traccia del suo frenetico operare (al di là di quanto consegnato ai testi e ai paratesti delle decine e decine di opere originali, traduzioni, adattamenti e rimaneggiamenti, curatele editoriali, plagi) è senz’altro Firenze.* Se a Venezia e Pisa non sembra rimanere nulla (naturalmente non si può escludere che emergano in futuro sottoscrizioni di contratti di locazione, compravendite o attestazioni testimoniali di vario genere), nella natìa Piacenza non è stato possibile reperire altro che un modesto attestato della sua breve attività di notaio (→ 27), una pergamena databile tra il 21 ottobre 1538 – quando Lodovico fu ascritto al locale Collegio dei Notai e Causidici – e il 22 agosto 1539, data della sua ascrizione al Collegio dei Dottori e Giudici, i cui statuti vietavano l’esercizio del notariato ai membri della corporazione (Fiori 2002: 83).1

Tutto il resto, dunque, con qualche cospicua eccezione oltralpe, è concentrato, come si diceva, a Firenze, e afferisce al duplice ruolo ricoperto dal Domenichi in quella città nel suo ultimo ventennio di vita (1546-1564): prima revisore dei testi in volgare nella tipografia di Lorenzo Torrentino, poi, per qualche anno, storiografo ducale. La rarità di autografi precedenti gli anni Cinquanta del secolo si spiega in buona parte con la poca cura prestata ai manufatti approntati per la trasformazione tipografica, sistematicamente perduti. Più in generale, non si conoscono autografi delle opere originali da lui pubblicate in vita. È verisimile che siano andati distrutti in tipografia gli autografi delle lettere pubblicate nel Novo libro di lettere scritte da i più rari auttori et professori della lingua volgare italiana (Venezia, Paulo Gerardo, 1544; se ne conosce una contraffazione dello stesso anno; un più nutrito mannello di missive nell’edizione dell’anno seguente, alla quale ritengo che il Domenichi possa aver collaborato: vd. Moro 1987: XV-XXXI; Braida 2009: 75-99) e di quelle scritte a Claudio Tolomei, Pietro Aretino e Francesco Melchiori (rispettivamente Tolomei 1547: 226r, Aretino 1552: 157-58, Nuova scielta di lettere 1574: iv 483-84; ma a quanto pare Aldo Manuzio restituì gli originali al Melchiori, vd. Scalon 1984: 638-39). Di questa prima metà della vita del Domenichi non resta dunque che una misteriosa miscellanea poetica da lui allestita in gioventù (London, BL, Add. 16557: ? 22). Al momento irreperti sono anche l’autografo della traduzione del De vanitate scientiarum di Agrippa di Nettesheim, ultimata nel 1546 ed esibita a Cosimo I de’ Medici poco dopo l’arrivo a Firenze (Garavelli 2004b: 277; IMBI: XXXVII 129-30, segnala come autografo il codice Fano, Biblioteca Federiciana, 239, ma erroneamente); e quelli della versione del De consolatione Philosophiae di Boezio, inviata all’imperatore Carlo V a due riprese, all’inizio dell’autunno del 1549 (ma il manoscritto si rovinò durante il viaggio) e poi alla fine di novembre (Moreni 1811: 67-68); non è invece autografo il codice segnato Conventi Soppressi (Monte Oliveto), B 4 203 della BNCF, allestito peraltro ante 1564 (Garavelli 2004b: 284 n. 2; Garavelli 2011: 192-93).

Al periodo della collaborazione con il Torrentino si possono invece ascrivere alcuni esili lacerti di corrispondenza con autori editati (Varchi, Vasari, Musso), dedicatari di edizioni e destinatari di copie (Ercole II); e soprattutto le postille sul manoscritto di tipografia della seconda parte della Cronica di Giovanni Villani (redazione ß, seconda parte, libri xii (lii)-xiii: Firenze, BNCF, Pal. 1081: → P 1 e tav. 3), l’unico sopravvissuto al generale naufragio di quella tipologia libraria (o meglio, l’unico al momento individuato).

Segue quanto è riconducibile in maniera più o meno diretta alle relazioni del Domenichi con il potere mediceo: le reliquie dei carteggi con Cosimo I e Bartolomeo Concini (→ 6, 8-9, 11-13, 15); il manoscritto dell’inedita Istoria della guerra di Siena (→ 18); le varie quietanze di pagamento, petizioni, solleciti conservati negli archivi medicei. Fanno eccezione, ma fino a un certo punto (si tratta pur sempre di clientele o frequentazioni cosimiane), le Vite di santa Brigida e santa Caterina, allestite per una committenza privata, e il florilegio latino offerto a Siegmund Friedrich Fugger. (→ 19 e 24).

Tenendo conto delle migliaia di libri che dovettero transitare nelle mani del Domenichi durante la sua pluridecennale attività di revisore editoriale (e la stessa natura centonaria di molti suoi lavori richiede la presenza di un buon numero di volumi sul suo tavolo di lavoro), è curioso dover constatare che nessuno di essi è mai stato individuato con sicurezza. Qualche testimonianza antica, però, ci conferma che il Domenichi non fu un topo di biblioteca né un bibliofilo, ma un lettore affezionato a non molti livres de chevet. Nel capitolo Della zuppa indirizzato a Filippo Giunti (redatto «sul cominciar del mese dopo aprile» del 1555) Lodovico confessava di contentarsi di «pochi libretti» («Io c’ho caro il riposo notte, e giorno, | con quei pochi libretti, ch’io trameno | mi starò con le Muse in bel soggiorno», vv. 52-54: Secondo libro dell’opere burlesche 1555: 185v). Dopo la morte di suo padre, tornò brevemente a Piacenza nel 1558 per provvedere alla successione e testare a sua volta,2 ma a quanto pare si guardò bene dal prelevare i libri di diritto canonico e civile che aveva ricevuto in eredità (Fiori 2002: 86). Alla sua morte, a Pisa, mentre gli agenti medicei, a scanso di equivoci, provvedevano a far sigillare le sue carte (le carte, s’intende, relative all’Istoria della guerra di Siena) e a trasferirle a Poggio a Caiano, il fratello Alessandro metteva le mani su quelle letture predilette: « Prinio tradotto, el Petrarco, le storie di Milano, le storie di Jerusalem, le storie di Francia, la Bibia, el Boccaccio, due altri libri che non so il nome » (Bramanti 2001: 46). Inutile dire che nulla ci è pervenuto di quella minima biblioteca scelta, straordinariamente significativa per gli interessi e gli orientamenti culturali del Domenichi, che lo scapestrato Alessandro, bandito da Piacenza e probabilmente residente nel Milanese, disputò, non senza resistenze, ai testardi funzionari ducali.



Bibliografia
Aretino 1552 = Libro secondo delle lettere scritte al signor Pietro Aretino, da molti Signori, Comunità, Donne di valore, Poeti, & altri Eccellentissimi Spiriti, Venezia, Francesco Marcolini.
Braida 2009 = Lodovica B., Libri di lettere. Le raccolte epistolari del Cinquecento tra inquietudini religiose e “buon volgare”, Roma-Bari, Laterza.
Bramanti 2001 = Vanni B., Sull’ultimo decennio “fiorentino” di Lodovico Domenichi, in «Schede umanistiche», n.s., i, pp. 31-48.
Fiori 2002 = Giorgio F., Novità biografiche su tre letterati piacentini del Cinquecento: Lodovico Domenichi, Luigi Cassoli, Girolamo Paraboschi, in «Bollettino storico piacentino», xcvii, pp. 73-111.
Garavelli 2004a = Enrico G., Lodovico Domenichi nicodemita?, in Sixteenth-century Italian Art and Literature and the Reformation. Contributi allo studio del Rinascimento italiano di fronte alla Riforma: Letteratura e Arte. Atti del Colloquio internazionale, London, The Warburg Institute, 30-31 gennaio 2004, a cura di Angelo Romano, Chrysa Damianaki e Paolo Procaccioli, Manziana, Vecchiarelli, pp. 159-75.
Garavelli 2004b = Id., Lodovico Domenichi e i ‘Nicodemiana’ di Calvino. Storia di un libro perduto e ritrovato, con una pres. di Jean-François Gilmont, Manziana, Vecchiarelli.
Garavelli 2011 = Id., Domenichi e Varchi. Appunti per un sodalizio, in «Bollettino storico piacentino», cvi, pp. 177-235.
Moreni 1811 = Domenico M., Annali della tipografia fiorentina di Lorenzo Torrentino, Firenze, Carli.
Moro 1987 = Introduzione a Novo libro di lettere scritte da i piú rari auttori et professori della lingua volgare italiana, a cura di Giacomo M., Bologna, Forni (rist. an. dell’ed. Venezia, Paolo Gherardo, 1544-1545).
Nuova scielta di lettere 1574 = Della nuova scielta di lettere di diversi nobilissimi huomini, et eccellentissimi ingegni, Venezia, [Aldo Manuzio].
Scalon 1984 = Cesare S., Tra Venezia e il Friuli nel Cinquecento: lettere inedite a Francesco Melchiori in un manoscritto udinese (Bartolini 151), in Vestigia. Studi in onore di Giuseppe Billanovich, a cura di Rino Avesani, Mirella Ferrari, Tino Foffano, Giuseppe Frasso e Agostino Sottili, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, vol. ii pp. 623-60.
Tolomei 1547 = De le lettere di M. Claudio Tolomei lib. sette […], Venezia, Giolito.

* Ringrazio di cuore Vanni Bramanti, Antonio Ciaralli, Francine Daenens, Marco Ferri, Paolo Procaccioli, Anna Riva e Piero Scapecchi.
1. In tale problematico documento il Domenichi dichiara di aver apposto agli atti contenuti nella filza che segue « annos Domini, diem, indictionem, locum et testes propria manu », di averli imbreviati (« breviavi ») e di avervi premesso, « in fidem », « presentem cedulam et attestationem », autenticata dal suo personale signum tabellionis, una stilizzazione del blasone familiare. Tuttavia, la « filcia » è in realtà una raccolta di imbreviature stese tra il 1° gennaio 1512 e il 25 dicembre 1525 da suo padre Giovanni Pietro e da altri associati del suo studio notarile; sicché, delle due l’una: o la pergamena si riferisce a una filza smarrita o perduta ed è stata legata all’attuale per errore (forse già in antico), oppure l’attività di Lodovico su quelle carte sarà stata di altra natura (il semplice riordino?), e toni e contenuti del documento non andranno presi alla lettera. In ogni caso, non si sono riscontrati altri autografi domenichini tra le filze paterne (ma si tratta di un fondo di notevoli dimensioni).
2. I testamenti (non olografi) di Lodovico e di suo fratello Giovanni sono conservati all’Archivio di Stato di Piacenza, Fondo notarile, notaio Giovanni Francesco Sannasserio, prot. III, 6 gennaio 1555-28 dicembre 1558, num. 1529-30, e portano la data 6 giugno 1558 (Garavelli 2004a: 165 n. 37; Garavelli 2004b: 82 n. 186).
3. Il millesimo è sempre riportato all’uso comune, anche quando indicato nel documento in stile fiorentino.

Nota paleografica

Come altri operatori dell’ambiente tipografico (veneziano e non) del XVI secolo, anche D. mostra di possedere elevate capacità di calligrafo. Ma nel suo caso non si dovrà immaginare un legame diretto tra attività editoriale e scrittura di alto livello calligrafico e questa sarà piuttosto da addebitare all’apprendistato scolastico e notarile. La sua, quindi, è una scrittura di “servizio”, come testimonia in modo chiaro la dichiarazione di paternità posta a apertura di filza del protocollo num. 2516 del Notarile depositato presso l’Archivio di stato di Piacenza (→ 27 e tav. 1). Qui la scrittura si mostra subito estremamente calligrafica, curata e di norma rispettosa dei precetti esecutivi del modello, anche se alcuni connotati esulano dal paradigma consueto di quella scrittura, come la u spesso scritta come n e la g priva del tratto di raccordo verso destra e con l’occhiello inferiore tracciato non in continuità con quello superiore. Quest’ultimo è un tratto del tutto peculiare, evidentemente, della stagione giovanile dell’attività di D., essendo esso ancora riscontrabile nel ms. londinese della raccolta di sonetti, madrigali e canzoni allestita nel 1535 (→ 22 e tav. 2) e poi radicalmente rarefattosi. Anche il primo atteggiamento non sarà piú presente nella successiva produzione come ancora ulteriori aspetti distanziano quelle prime attestazioni dalle successive prove autografe di D.: avviene cosí per l’innalzamento del traverso di p e t al di sopra, rispettivamente, del punto di attacco dell’occhiello e della testa della lettera riscontrabile in tutte le pagine riprodotte; o il legamento st che nella dichiarazione assume una particolare forma bombata, assente nella rimanente produzione. L’evoluzione, dunque, che in queste carte si prospetta è decisamente volta alla riduzione degli aspetti meno propri del canone italico di prima generazione, quello appreso da D. e ampiamente documentato da tutte le testimonianze qui riprodotte con le loro volte poste a coronamento dei traversi, le g con occhiello inferiore intrinseco e corrispondente al superiore; le alternanze di e con occhiello aperto e chiuso; la presenza massiccia di s corte. Giusto coronamento alla raffinata minuscola è la scrittura d’apparato: un’eccellente e studiata capitale di modello epigrafico, ben centrata sui modelli tipografici del tempo e calibrata nella scansione dei diversi corpi. Non meno ricco, infine, l’apparato paragrafemico, che sfoggia tutte le possibilità della grafia della pausa: la virgola, il punto e virgola, i due punti, il punto fermo, l’apostrofo, la parentesi, ecc.

Censimento

  1. Arezzo, Archivio Vasariano, Carte Vasari 11
  2. Ferrara, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 490
  3. Firenze, Archivio di Stato, Depositeria Generale, Parte Antica 952, num. 473
  4. Firenze, Archivio di Stato, Depositeria Generale, Parte Antica 954, num. 772
  5. Firenze, Archivio di Stato, Depositeria Generale, Parte Antica 955, num. 21
  6. Firenze, Archivio di Stato, Depositeria Generale, Parte Antica 956, num. 830
  7. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 382
  8. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 398
  9. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 456
  10. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 469
  11. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 472
  12. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 483
  13. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 483a
  14. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 492
  15. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 496
  16. Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato 497
  17. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Antinori 225
  18. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini, Varchi I num. 89-93
  19. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II III 128
  20. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II IV 517
  21. Foligno, Biblioteca del Seminario Vescovile «L. Jacobilli», 124
  22. London, The British Library, Add. 16557
  23. Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 834 (alfa G 1 16), Domenichi Ludovico
  24. München, Bayerische Staatsbibliothek, Lat. 485
  25. Parma, Archivio di Stato, Famiglie, 193
  26. Parma, Archivio di Stato, Famiglie, 205
  27. Piacenza, Archivio di Stato, Notarile, notaio De Dominici Lodovico, prot. num. 2516 (1° gennaio 1512-25 dicembre 1525)
  1. Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. 1081

Fonte: Il Cinquecento - Tomo II (2013)

Data ultima modifica: 8 gennaio 2026 | Cita questa scheda