Letterato
Boccalini, Traiano
Luogo
Venezia, Archivio di Stato
Segnatura
Consiglio dei Dieci, Miscellanea Codici, 104
Tipologia
Autografo di opera propria
Periodo
XVI secolo
Lingua
italiano
Descrizione

Osservazioni a Tacito. Il ms. di 1589 cc. costituisce un confuso assemblaggio di fasc. contenenti il commento alle seguenti parti dell’opera tacitiana: Annales, II 1-84 (cc. 1-317), in una versione particolarmente estesa rispetto a quella delle stampe; II 77-88 (cc. 317 bis-334); III 1-23 (cc. 335-368), III 1-76 (cc. 369-503), IV 1-36 (cc. 504-605), VI 12-51 (cc. 697-776), Historiae, I (cc. 877 [per errore di numerazione ma 777] 936), Annales, XI 9-38 (cc. 937-1122), Annales, XI 1-4 (cc. 1127-1163), XII 15-69 (cc. 1167-1410), Historiae, I 5-62 (cc. 1418-1708). Le cc. 317 bis-368 (Annales, II 77-78 e III 1-23) sono autografe e sono state estrapolate dall’attuale Reg. Lat. 1721, dove tornerebbero a saldare sia la contiguità tematica (colmando la lacuna nel commento da Annales, II 76 a III 24) sia quella della paginazione originaria (interrotta da 1068 a 1171), paginazione che infatti conservano affianco a quella del nuovo codice nel quale sono state inserite. Sono autografe anche le cc. 1418-1708 (Historiae, I). Come rivelato dai documenti dell’Archivio di Stato di Venezia, il codice fu offerto nel 1627 dai figli dello scrittore, Aurelio e Rodolfo, alla Serenissima perché si assumesse l’onore e l’onere di pubblicare il monumentale e inedito commento a Tacito scritto dal padre (Venezia, Archivio di Stato, Consiglio dei Dieci, Parti secrete, 37); ma i quattro nobiluomini membri della commissione istituita ad hoc sconsigliarono la pubblicazione del trattato inducendo il Consiglio dei Dieci a seppellire il manoscritto nei propri archivi, intimando ai figli la consegna di tutte le carte paterne in cambio di un vitalizio di 12 ducati a testa. Nell’ambito di questa trattativa Rodolfo e Aurelio dovettero allestire in fretta l’attuale codice dei Frari copiando in una grafia non dissimile da quella paterna la maggior parte dei Comentarii e arricchendola di qualche inzeppatura autografa, confezionando cosí un manoscritto dove si notano assenze (la parte relativa ai libri I e V) e ripetizioni (in partic. per sezioni del commento ad Annales, II, III, XI e Historiae, I) e con lacune nella numerazione delle cc. (mancano quelle con numerazione 607-696 e 877-936) e residui di cc. bianche (come 868-876, 1123-1126, 1164-1166, 1411-1417). L’obiettivo della creazione del falso era quello di rimanere in possesso di una copia, perlopiù autografa, dell’opera paterna.

Autore della scheda
Massimiliano Malavasi
Fonte
Il Cinquecento - Tomo III (2022)
ALI ID
4409

Data ultima modifica: 9 ottobre 2024 | Cita questa scheda