Tasso, Torquato
Sorrento 1544–Roma 1595
Presentazione
Il nome di Tasso evoca immediatamente, sul piano della tradizione delle opere, una situazione assai complessa, caratterizzata dalla perdita e dalla dispersione di larga parte degli autografi (1). Il percorso dei manoscritti e quello della biografia tassiana sembrano quasi andare di pari passo, condividendo un destino spezzato in due dalla lunga reclusione a Sant’Anna (1579-1586); cosicché, anche discutendo delle carte, occorre ragionare in modo distinto del Tasso giovane, fino al 1579, e del Tasso maturo e poi precocemente invecchiato, passato attraverso la reclusione e poi a lungo in movimento tra poli geografici che sottintendevano diverse ipotesi di sistemazione: Mantova, Roma, Napoli, ancora Roma, divenuta il perno essenziale; poi Firenze, ancora Mantova, ancora Napoli, fino all’approdo nella Roma di Clemente VIII Aldobrandini. Gli effetti di questo girovagare nervoso, che trova un riflesso nelle maglie dell’epistolario (Tasso 1852-1855), sono la distribuzione frammentaria degli autografi, con l’assenza di un bacino privilegiato di raccolta, mentre diversa è la situazione dei libri annotati, in maggioranza confluiti nei fondi della Biblioteca Vaticana passando per la collezione dei Barberini.
Del Tasso giovane, della sua crescita da figlio d’arte e da predestinato tra Venezia, Padova, Bologna e Urbino, prima della sistemazione a Ferrara, non abbiamo gli autografi piú importanti: non quello del Rinaldo (vd. Tasso 1990 e 2012), né quello dei Discorsi dell’arte poetica (vd. le notizie offerte da Luigi Poma in Tasso 1964), progettati da un poeta non ancora ventenne; non quello delle rime giovanili che presiedono all’esordio nella raccolta degli Eterei nel 1567 (vd. il quadro di Pestarino in Tasso 2013b), e neppure l’autografo dell’Aminta, opera di cui le prime notizie risalgono al 1573 ma che non fu mandata a stampa dall’autore (vd. Trovato 1999 e 2003 e la ricostruzione dello stesso Trovato in Tasso 2021a). Sono pochissime anche le lettere di questa stagione (poco piú di una dozzina prima del decisivo biennio 1575-1576), e anche le rade presenze pongono subito un problema consistente di ordine paleografico, quello della scrittura del “Tassino”: una scrittura nell’insieme poco testimoniata per gli anni giovanili e che presenta caratteristiche assai diverse rispetto a quella disordinata e irregolare degli anni piú tardi, sulla quale invece la documentazione è abbondante (→ 37). Proprio su questa evoluzione della scrittura si sono in passato appoggiate attribuzioni di manoscritti e di postillati che sembrano quanto meno da revocare in dubbio, e che talora paiono il frutto di condotte fraudolente sul mercato antiquario.
Al di là di un quadernetto di rime dedicato alle principesse di Ferrara (→ 12), i testimoni piú pregiati di questa prima stagione sono i pochi lacerti di lavorazione relativi alla Liberata: se mancano le moltissime carte su cui Tasso avrà nel corso di un quindicennio composto il poema, a partire dal frammento del Gierusalemme (Tasso 2013a; per la prima fase di composizione vd. in generale Baldassarri-Salmaso 2014), ci è invece pervenuto il celebre codice Gonzaga (→ 13), manoscritto copiato da Scipione Gonzaga nel corso della revisione romana del 1575-1576, e poi a lungo ancora rivisto e corretto da Tasso: il codice è stato individuato da Luigi Poma e rappresenta uno dei supporti essenziali in vista della futura edizione della Liberata (vd. ora Poma 2005: 1-32; Russo 2018a e 2019). Ancora all’Ariostea si trova un manoscritto gemello (→ 14), corrispondente a otto carte con frammenti autografi del poema, una manciata di ottave composte da Tasso nella primavera del 1576, e un tempo inserite nello stesso codice Gonzaga. Ancora alla revisione romana, o meglio a una sua diramazione secondaria, si ricollegano poi le carte oggi conservate a Montpellier (→ 60; vd. Molinari 1993, e cfr. i documenti raccolti in Tasso 2008), lettere e versi del poema inviati a interlocutori fiorentini, sempre in vista di una possibile stampa della Liberata; sono carte passate prima attraverso la collezione Albani e poi, dall’età napoleonica, transitate in Francia, mentre alcuni frammenti autografi sono conservati tra le carte Pinelli oggi alla Biblioteca Ambrosiana (→ 41; vd. Ferro 2018). Dopo questo complesso lavorio, i cui ultimi segnali pertengono all’estate del 1576, Tasso non solo non riuscí ad approdare all’edizione del poema ma, nel tempo, dovette perdere anche il controllo dei suoi manoscritti: da una serie di lettere indirizzate a Scipione Gonzaga si intende che tutte le carte dell’opera gli vennero sottratte, decretando quello spossessamento che avrebbe poi favorito le stampe non autorizzate della Liberata. Dall’edizione parziale uscita a Venezia nel 1580 (con quattordici canti su venti, Tasso 1580), si passa alle diverse edizioni del 1581, a quelle procurate da Angelo Ingegneri e da Febo Bonnà (si veda il quadro complessivo offerto in Poma 2005: 87-144; alcune aggiunte in Russo 2019). Particolare eloquente è che in un esemplare della stampa del 1580 del poema (→ 87), corredato da annotazioni e varianti di Febo Bonnà, sia presente nella carta di guardia posteriore un’ottava autografa di Tasso, con una redazione ignota al resto della tradizione (Russo 2018a). Da alcune testimonianze (una è commentata in Russo 2014) si intende inoltre che diversi canti del poema (o forse il poema completo) erano rimasti in mano di Scipione Gonzaga, per una sorta di deposito che si era creato nei mesi della revisione romana (e si ricordi anche una lettera scritta da Sant’Anna, e indirizzata a Maurizio Cataneo, nell’ottobre 1582: «stando io in dubbio qual titolo dovessi eleggere, o questo o quello di Gerusalemme racquistata o conquistata, inclinava piú tosto ad alcuno de gli ultimi due; ed ora mi risolvo nel conquistata: e cosí desidererei che racconciasse ne la replica ch’io fo al Lombardelli, ov’è scritto racquistata. Vorrei nondimeno saper come sia scritto ne l’esemplar di mia mano, ch’è in potere del signor Scipion Gonzaga, perché non bene me ne ricordo», Tasso 1852-1855: num. 220, corsivo mio). La maggior parte dei manoscritti custoditi da Scipione, l’amico di una vita di Tasso, diventato cardinale nel dicembre 1587 e poi morto a Roma nel gennaio del 1593, non è stata però fin qui ritrovata, ed è uno dei percorsi di indagine piú difficile e allo stesso tempo piú promettenti da tentare nei prossimi anni (su Scipione vd. intanto Benzoni 2001). Il testo di riferimento della Gerusalemme liberata, che appare ormai bisognoso di revisione, è quello fissato nell’edizione curata da Lanfranco Caretti in Tasso 1957.
Si collocano ancora a monte della reclusione di Sant’Anna (avviatasi nella primavera del 1579) anche un gruppetto di altre lettere, scritte da Tasso in una stagione confusa (tra tutte si ricordi almeno quella di autodenuncia scritta alla Santa Inquisizione di Roma, oggi conservata in Biblioteca Angelica: → 78), e soprattutto i primi autografi dei Dialoghi, una scrittura in prosa filosofica avviata già nel 1578 con Il padre di famiglia, e poi portata avanti nei mesi successivi con prove impegnative, che Tasso riteneva utili a rovesciare la sua immagine di autore dalla mente offuscata. La stesura dei dialoghi negli autografi pervenuti (per la cui composizione e circolazione vd. la ricostruzione di Raimondi in Tasso 1958, sia pure passibile di qualche aggiornamento) si presenta nervosa e tormentata, accompagnata da una costante attività di revisione, e annuncia già alcuni tratti della scrittura del Tasso maturo.
Da questo quadro, che arriva fino ai trentacinque anni dello scrittore, e che presenta nell’insieme una documentazione concentrata su pochi tasselli, si passa all’esplosione di materiali del periodo trascorso a Sant’Anna. Sono sin troppo note, e forse anche troppo romanzate, le condizioni difficili che producono la nuova stagione, con un poeta recluso in preda a furori e malinconie, se non del tutto frenetico. Una situazione per la quale abbiamo molte testimonianze, in primo luogo rappresentate dalle due dorsali che diventano dominanti nella scrittura di Tasso dopo il 1579: da un lato le lettere con cui egli tenta di adoperarsi per la sua liberazione, accusando, argomentando, pregando; dall’altro le rime, e soprattutto le rime encomiastiche, con cui tenta di guadagnare per via di omaggi poetici il sostegno di signori grandi e piccoli, sostegno in termini di danari, di libri, ma soprattutto di pratiche per uscire da Sant’Anna. Lettere e sonetti diventano cosí per Tasso strumenti primari di dialogo con il mondo esterno: mostrano una tendenza alla ripetizione martellante, che si giustifica in ragione della reclusione stessa, e si spargono a raggiera, in un movimento che è almeno in parte all’origine della dispersione degli autografi che sono sopravvissuti. Questo vale per le rime, che pure negli anni saranno oggetto di diversi tentativi di riorganizzazione da parte dell’autore (vd. oltre), ma vale soprattutto per le lettere: centinaia di testi scritti ad altrettanti interlocutori in una rete di contatti e di pratiche che Tasso tenta di orchestrare, prima dalla sua cella a Ferrara, poi dalle sue diverse dimore degli anni 1586-1595. E, in realtà, anche questa mole cospicua di testi (quasi 1700) sembra essere solo una porzione dell’insieme: appare relativamente bassa, ad esempio, la percentuale di lettere sopravvissute per la prima stagione di reclusione, che pure fu una stagione di grande amarezza e impazienza. Su questo corpus epistolare, che Tasso solo in maniera tardiva tentò di riordinare, si mossero con relativa libertà, talora con spregiudicatezza, alcune delle figure piú vicine al poeta: Giovan Battista Licino, responsabile di molte delle stampe delle prose tassiane negli anni ’80, e che tra 1587 e 1588 procurò tre diverse edizioni delle lettere (Tasso 1587a; 1588a; 1588b). La prima, preziosa, ospitava le cosiddette Lettere poetiche, legate ai dibattiti sulla correzione della Liberata, le altre pescavano tra le lettere familiari scritte a diversi corrispondenti e mettevano in circolazione quei testi senza un’effettiva revisione da parte dell’autore (per una ricognizione mirata vd. il lavoro di Salmaso in Tasso 2007). Tasso se ne lamentò aspramente, scrivendo lettere rabbiose, ma di fatto non riuscí a fermare la diffusione non controllata dei suoi testi; forse in vista di nuove raccolte, finalmente da stampare sotto la sua cura, riprese a raccogliere le minute di una parte delle sue missive in un manoscritto (→ 52) che è arrivato fino a noi e che presenta straordinari elementi di interesse (uno studio in Russo 2016c; l’edizione in Tasso 2020; una prima notizia e pubblicazione dei testi già in Tasso 1735-1742). Il progetto di una raccolta d’autore rimase però senza seguito: dopo la morte di Tasso, ben dentro il secolo XVII, sarebbe stato Antonio Costantini a pubblicare in due antologie le lettere che aveva messo insieme nel corso degli anni, lasciandosi andare talora a qualche aggiustamento meschino (si tratta delle edizioni Tasso 1616 e 1617, sulla cui fattura si ricordino le osservazioni di Resta 1957). Rimasero fuori da queste stampe diverse centinaia di testi, che sarebbero poi venuti alla luce nel corso dei decenni successivi, con due passaggi importanti rappresentati dalle raccolte di Marcantonio Foppa nel corso del Seicento e di Pierantonio Serassi nel Settecento. Da queste basi, da antecedenti dunque assai eterogenei, maturò l’edizione curata da Cesare Guasti alla metà dell’Ottocento (Tasso 1852-1855), un’edizione poderosa e a tratti impressionante, ma che naturalmente mostra, alla luce del secolo e mezzo trascorso, numerosi limiti: sul piano del testo, del commento, soprattutto dell’ordinamento cronologico delle singole lettere. Tutte ombre segnalate da Gianvito Resta (1957; vd. anche Resta 1958), in uno studio fondamentale che ha gettato le basi su cui fondare una nuova edizione critica dell’epistolario (e vd. Russo 2016a; Baldassarri i.c.s.).
Rispetto alla situazione editorialmente confusa delle lettere, le altre opere conobbero un piú rapido passaggio a stampa: dopo le numerose edizioni di Aminta e Liberata nel 1580-1581, gli scritti tassiani diventarono rapidamente merce pregiata sul mercato editoriale soprattutto veneziano. Nel giro di pochi anni vennero pubblicate diverse raccolte di rime e prose (vd. Carpané 1998), che intrecciavano sia i versi già in circolazione sia le prose scritte nel corso della reclusione ferrarese; le dinamiche di queste edizioni vedono però quasi sempre Tasso o del tutto estraneo alla stampa o in una posizione marginale e inascoltata. Lo si intende dai rapporti contrastati da un lato con Aldo Manuzio (vd. Caretti 1950: 21-34; inoltre Solerti 1887; Pastorello 1957: ad indicem; Russo 2007; Russo 2018a e 2018b), responsabile di diverse stampe delle rime (a partire da Tasso 1581), o ancora con il Vasalini e appunto con il già citato Licino. Per le rime, a fronte di una fitta serie di stampe, gli autografi di questa stagione si distribuiscono in una sequenza di frammenti, prima della grande raccolta organizzata da Tasso nel ms. Chigiano L VIII 302 (→ 7; vd. Tasso 1993b), databile al 1584 e accuratamente studiato e ripubblicato da Gavazzeni e Martignone nell’ambito dell’Edizione Nazionale delle Opere (Tasso 2004). Poco piú avanti, uscito da Sant’Anna, Tasso costituí altre raccolte manoscritte della propria lirica (vd. → 51 e 54), restando però sempre insoddisfatto degli insiemi che si definivano, pronto a riarticolarli tanto per la lettera dei testi quanto per l’architettura d’insieme. E cosí, pur avendo nel tempo accumulato un corpus di oltre mille e seicento testi, alla fine riuscí a licenziare solo due raccolte relativamente esili di rime amorose e rime encomiastiche, stampate rispettivamente a Mantova da Osanna (Tasso 1591; ora vd. l’ed. Tasso 2016, curata da De Maldé) e a Brescia da Marchetti (Tasso 1593a; vd. per ora Bagliani 2003), sulla prima delle quali provò anche a tornare con correzioni e revisioni, come attesta un esemplare con correzioni oggi alla Braidense (→ 46). Al di fuori di queste edizioni e del bacino prezioso del Chigiano, la situazione delle rime tassiane offre, nella sistemazione attualmente definita per l’Edizione Nazionale, una larghissima messe di rime stravaganti, la cui gestione in termini di testo, di commento e di ordinamento si presenta tutt’altro che semplice (vd. Martignone 1999; Gavazzeni-Martignone 2001-2002; Gavazzeni 2004; Castellozzi 2013). Il censimento proposto da Vercingetorige Martignone (2005) di tutti i codici, autografi e in copia, che trasmettono le rime si offre come uno strumento fondamentale per orientarsi all’interno del corpus e per procedere ad allargamenti puntuali su alcuni testi.
Nel corso degli anni ’80 furono pubblicati nelle antologie la gran parte dei dialoghi filosofici, i cui manoscritti si sono conservati in una buona percentuale, anche in ragione dell’ampiezza e dell’impegno di queste opere. Se vi sono copie di dialoghi redatte dalla mano di Giulio Mosti (Solerti 1892: 61-66; Russo 2002b), il giovane che per un tratto aiutò Tasso nella copia dei propri scritti, ci sono arrivati anche diversi autografi, concentrati soprattutto alla Biblioteca Estense (→ 53 e 56); un caso a parte è poi rappresentato dai postillati che si conservano in Angelica o in Vaticana (→ risp. 79 e 5; vd. Tasso 1958), edizioni delle prose sulle cui carte Tasso operava l’ennesima campagna di revisione e correzione dei testi. Pertinente all’ultima stagione, dei dialoghi composti tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, è invece lo straordinario codice conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli (Cassaforte 2), nel quale sono presenti Il Minturno, Il Cataneo, Il Ficino (→ 64).
Con questi testi si entra nell’ultima stagione, che va dal periodo mantovano del 1586-1587 fino ai mesi romani del 1595, passando per ben tre soggiorni a Napoli; una stagione dunque movimentata e segnata d’incertezza, ma paradossalmente piú fortunata in termini di sopravvivenza di testimonianze autografe per le opere maggiori: ci rimane l’autografo del Torrismondo, oggi alla British Library di Londra (→ 34), scritto da Tasso per i Gonzaga nel 1587 (edizione in Tasso 1587b; vd. anche Scarpati 1982), e ci rimane soprattutto il manoscritto della Gerusalemme conquistata, conservato alla Nazionale di Napoli (→ 65). Se per la tragedia si tratta di una copia completa, fitta di correzioni e varianti, per il poema riformato possediamo solo porzioni di undici dei ventiquattro canti che verranno mandati a stampa nel 1593 con dedica a Cinzio Passeri Aldobrandini: seppur parziale, è un autografo di grande rilievo, che consente di misurare l’eccezionale lavoro compiuto da Tasso per rettificare gli equilibri della Liberata in un poema radicalmente nuovo (l’edizione in Tasso 1593b), un poema magari non riuscito ma certo calibrato con lucidità (per uno studio del manoscritto Gigante 2003: 203-27; l’edizione in Tasso 2010). Si tratta di un dossier in un certo senso completato anche dall’autografo del Giudicio, oggi alla Biblioteca Reale di Torino (→ 85), nel quale Tasso legittimava, sul filo di una nuova poetica e con il supporto di un bagaglio piú ampio di letture, le scelte che avevano portato alla seconda Gerusalemme (vd. l’edizione e il commento in Tasso 2000). E anche per l’ultimo grande cantiere tassiano, il Mondo creato, il poema sacro rimasto inedito in vita dell’autore, disponiamo di un testimone pregiato (→ 75), che riflette la tessitura ardua e l’ambizione dei versi: su una copia del poema Tasso registra in postille autografe le fonti prelevate dai Padri della Chiesa e da autori moderni (per le vicende editoriali successive alla morte dell’autore vd. Tomasi 1994). Intorno a questi testi maggiori si dispongono gli altri autografi degli ultimi anni: se poco è rimasto della compagine delle prose minori (edite da Guasti in Tasso 1875, in un altro insieme che necessita di un aggiornamento), sono arrivati sino a noi alcuni pezzi importanti: il Monte Oliveto conservato a Montpellier, scritto nel corso del soggiorno napoletano del 1588 in un autografo fittissimo di correzioni (→ 58); la raccolta di testi napoletani del Barb. Lat. 3995 (→ 6), riflesso a tratti amaro del rapporto di Tasso con Matteo di Capua tra 1588 e 1592 (vd. Gigante 2017); ancora, e soprattutto, il prezioso codice Torella, oggi alla Morgan Library di New York (→ 68), nel quale accanto a rime e lettere per interlocutori napoletani, e soprattutto per Francesco Polverino, Tasso riporta alcune aggiunte ai Discorsi del poema eroico, la grande trattazione teorica mandata a stampa a Napoli nel 1594 (Tasso 1594).
Si tratta, al di là delle assenze relative alla scrittura del Tasso giovane, di un insieme di manoscritti cospicuo, e che appare ormai relativamente stabile, considerando le poche novità emerse negli ultimi decenni, tra le quali l’elemento piú significativo è certo il gruppo di liriche per Carlo Gesualdo ritrovato a Madrid da Diego Perotti (→ 35). Appare tuttavia necessario un nuovo censimento condotto in Italia e all’estero, estendendo quanto compiuto da Martignone nell’ambito delle rime; l’elenco pubblicato qui di seguito si offre dunque consapevolmente come una sistemazione provvisoria, punto di passaggio in vista di una ricognizione organica della tradizione, autografa e in copia, dei testi tassiani, base necessaria per un rilancio delle edizioni critiche delle opere maggiori.
Appare altrettanto lacunosa, segnata da perdite, la situazione della biblioteca tassiana. Al grosso bacino dei postillati barberiniani, una cinquantina di volumi conservati prima nella biblioteca dei Barberini e poi passati nella Biblioteca Apostolica Vaticana (vd. Carini 1962, e gli studi ora in corso a cura di Laura Lalli, nell’ambito di una nuova schedatura analitica del “Credenzino Tasso”), vanno aggiunte le tessere sparse tra la British Library di Londra e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, tra la Nazionale di Venezia e quella di Napoli, o ancora nella stessa Biblioteca Vaticana in fondi diversi dal Barberiniano. Il corpus dei postillati che cosí si definisce, consistente (tra attribuzioni certe e dubbie) in un’ottantina di unità, quasi esclusivamente edizioni a stampa, rappresenta però solo una porzione assai minoritaria dei libri che costituirono, in diverse fasi della sua vita, le “biblioteche” di Tasso. Gli spostamenti e le traversie provocarono infatti ripetute perdite di volumi, rimasti indietro prima a Ferrara, poi a Mantova, e che furono oggetto di insistite richieste, anche per una ragione tutta pratica. Cosí Tasso scriveva infatti in una lettera del 10 novembre 1586: «e de le due casse, in quella mi par che sia minor numero de’ libri, ne la quale io lasciai il maggiore, e de’ piú importanti, che son quelli ne’ quali ho fatto molte postille; perché non mi sarebbe tanto grave di ricomprarli (ben ch’io sia poverissimo) quanto di rileggerli» (Tasso 1852- 1855: num. 679, corsivo mio). Si delinea in queste frasi il metodo di lavoro di Tasso sui propri libri, con le postille impiegate non tanto per disseminare nei margini note personali quanto per segnare snodi ed espressioni del testo, in modo da rendere piú agevole e piú spedita la consultazione futura. Era una pratica riservata tanto alle opere filosofiche, e ai relativi commenti, quanto a quelle letterarie; da quelle note scarne appuntate nei margini Tasso avviava complessi percorsi di riscrittura, in una dinamica che è molto evidente nel caso dei dialoghi filosofici degli anni ’80 e ’90, ma che è indubbiamente valida per i Discorsi del poema eroico e per le prose minori, e ancora per alcune delle aggiunte preziose della Conquistata, ove confluiscono per esempio schegge della lettura condotta dal poeta su due distinti esemplari della Giuntina di rime antiche (qui → P 57 e 75; vd. Russo 2005). Individuato e approfondito in modo efficace nel corso degli ultimi decenni grazie agli studi soprattutto di Guido Baldassarri, con una prima importante esperienza di edizione coordinata da Maria Teresa Girardi (Tasso 2009), il corpus dei postillati è dunque uno strumento essenziale per l’interpretazione delle opere tassiane. Il confronto tra la scrittura dei testi e le varie campagne di letture e annotazioni sui volumi della biblioteca si rivela particolarmente stretto ma, al di là di poche eccezioni, è praticabile solo per il Tasso maturo, durante e dopo la reclusione di Sant’Anna. Mancano in effetti molte delle letture condotte dal Tasso giovane, da Virgilio ad Ariosto al resto dei poemi di pieno Rinascimento, letture che avranno costituito un decisivo luogo di riflessione per la composizione della Liberata. Allo stesso modo non sono stati rinvenuti i volumi su cui Tasso lesse Boccaccio, Bembo e Della Casa, ancora presenti nella sua collezione alla fine degli anni ’80 (vd. oltre), e anche per Petrarca l’unico esemplare noto è quello di un’edizione del 1582 di Fragmenta e Trionfi, accompagnato dal commento di Castelvetro (→ P 14), una lettura pertinente al Tasso di Sant’Anna e funzionale, in primo luogo, alla riflessione condotta nei Discorsi del poema eroico e in alcuni dialoghi; rimane aperto, infine, il caso delle letture dantesche, che sono testimoniate da diversi esemplari postillati di Commedia e Convivio, ma sulle quali permangono almeno in parte dubbi di autenticità e di datazione.
L’insieme oggi disponibile restituisce dunque un’immagine ampia ma certo parziale delle letture di Tasso, una porzione nella quale è maggioritaria la sezione filosofica e retorica, ed è assai prevalente il latino sul volgare; alcuni volumi recano anche annotazioni del padre, e saranno dunque transitati dalla collezione di Bernardo a quella di Torquato dopo il 1569, in un passaggio che merita tuttavia una disamina piú accurata. È un panorama che negli ultimi decenni ha registrato diverse puntualizzazioni, sia in termini di accertamento di esemplari ora custoditi in collezioni nordamericane, sia per la disattribuzione o per la revoca in dubbio dell’autografia di alcuni postillati; e ha conosciuto un numero significativo di reperimenti, nelle biblioteche o sul mercato antiquario, in una dinamica che conforta la speranza di ulteriori scoperte. Un documento essenziale da cui ripartire nelle indagini è rappresentato da un inventario dei libri redatto da Tasso verso la fine degli anni ’80, che si legge autografo in uno scorcio del ms. α V 7 7 della Biblioteca Estense (→ 52). Già a suo tempo pubblicato da Guasti (Tasso 1852-1855: iv 311-13; Serassi 1858: ii 370), l’inventario raccoglie una serie di volumi che rimangono ancora in parte ancora da individuare (una pubblicazione commentata del documento in Russo i.c.s.), da Teocrito ai tragici greci, ai tanti volumi legati alla polemica con la Crusca. Assai piú ampio, poi, il corpus delle opere alla cui lettura Tasso allude nell’epistolario, in edizioni che è spesso possibile individuare con precisione ma delle quali manca il postillato relativo; il regesto di questi autori e di queste edizioni, fornito quasi in contemporanea da Baldassarri 1999: 398-409 e da Basile 2000, offre la base per muovere alla ricerca di altre tessere della biblioteca dello scrittore.
Deperdita. Il quadro delle testimonianze sugli autografi e sui volumi postillati, testimonianze distribuite lungo ormai oltre quattro secoli dalla scomparsa di T., è molto ampio e prevede un numero significativo di documenti descritti e magari anche analizzati in passato ma oggi non piú individuabili con precisione. Già Marco Pio, signore di Sassuolo, aveva tentato di recuperare gli autografi tassiani subito dopo la morte del poeta (Solerti 1895: i 808), ma i manoscritti rimasero nel 1595 sotto la custodia del cardinale Cinzio Aldobrandini e molte tessere pregiate di quella collezione, a partire dall’autografo del Mondo creato, non sono piú disponibili. Gli autografi tassiani dovettero essere già a inizio Seicento oggetto di raccolta, entro una frammentazione davvero estesa della quale qui si possono riportare solo pochi esempi: lettere autografe di T. erano un tempo conservate nella collezione di Lorenzo Pignoria (Solerti 1895: ii vi-vii), e certo autografi tassiani, epistolari e non, saranno stati custoditi nella collezione di Giovan Battista Manso, ma non sono emersi nei recenti lavori di studio dedicati all’Archivio di Monte Manso a Napoli; né si ha notizia di alcune delle testimonianze, autografe e in copia, raccolte da Marcantonio Foppa per la sua edizione delle Opere (Tasso 1666; vd. anche Vattasso 1915). Risultano anche mancanti, come già notava Resta, diversi segmenti della collezione tassiana un tempo in possesso dei marchesi Molza di Modena (per un elenco delle aggiunte rispetto a quanto oggi disponibile vd. appunto Resta 1957: 208-9; prima ancora vd. Solerti 1892: 62-64); nell’edizione curata da Raimondi dei dialoghi si faceva per esempio riferimento a un autografo del Gonzaga overo del piacere onesto un tempo parte della collezione Molza e poi passato nella collezione Bonfiglioli (Tasso 1958: i 88; e vd. Dubbi 1). Ancora, non risultano oggi disponibili alcuni dei manoscritti utilizzati da Solerti per le preziose aggiunte al dossier delle rime e delle lettere da lui pubblicate alla fine del secolo XIX: meritano di essere ricordati in particolare il ms. Mariani (Solerti 1895: ii xxi; Tasso 1898-1902: i 147-53; Ferro 2018: 91-92) e il ms. Piat di Parigi, presentato come una copia di mano di Giulio Mosti con correzioni autografe di T. (ma vd. Ranzani 2003; Martignone 2005: 213-19).
Di altri materiali, passati all’estero in diverse stagioni, si hanno notizie oramai datate che non si è riusciti a verificare nell’ambito di questo censimento e che dunque conviene riportare in vista di auspicabili recuperi futuri. Un documento risalente al 1574 è segnalato all’interno della Heineman Collection di New York nell’Iter Italicum di Kristeller (v 344); sempre a New York, presso la Kraus Collection è segnalato un testimone, assai probabilmente una copia, del Discorso intorno alla sedittione del regno di Francia (Kristeller: v 355); presso la Schiff Collection di New York (ms. 15) c’è infine notizia di una lettera accompagnata da versi italiani e latini di autografia dubbia, inseriti in un esemplare della Gerusalemme liberata, stampata a Parigi nel 1784 (se ne vedano le notizie relative in Kristeller: v 352; De Ricci-Wilson: ii 1819). A Somerville (NJ), presso la collezione Mary Hyde, Viscountess Eccles., è segnata una lettera del 1578 (Kristeller: v 402); nella Dreer Collection della Historical Society of Pennsylvania, a Philadelphia, risulta presente un frammento autografo in un esemplare del commento di Fozio al Timeo nell’edizione di Basilea del 1554, che appare da ricollegare a P 74 (vd. Kristeller: v 368; De Ricci-Wilson: ii 2092; Baldassarri 1997: 116-19). Presso la University Research Library di Los Angeles (segnatura: 170/561), è conservato un fasc. di 8 carte con testi di T., arrivato negli Stati Uniti dopo un acquisto presso la libreria Caldini di Firenze nel 1981 (Ferrari 1991: 149). A Dresda, presso la Sächsische Landesbibliothek, con segnatura C 121 è segnalato un sonetto, ma l’autografia sembra largamente dubbia (Kristeller: iii 375; Martignone 2005: 226). Si hanno poi tracce di una lettera, dall’autografia incerta, conservata presso la Waxel Collection della allora Leningrado (Kristeller: v 197); ad un’asta di Sotheby’s nel 2006 è apparsa una lettera autografa di Tasso a Ercole Rondinelli (è la num. 142 ed. Guasti, del 2 gennaio 1581), un tempo parte della collezione della Hawaian Historical Society e ancora oggi in mani ignote; un’altra missiva, anche questa certamente autografa, è stata messa all’asta da Christie’s il 3 luglio 2007: si trattava della lettera del 13 ottobre 1583 proveniente dalla Albin Schram Collection (Solerti 1895: ii xii; vd. Russo 2016b). La lettera di T. del 23 aprile 1583 era stata vista da Solerti nella collezione Luigi Vinci di Fermo (Solerti 1895: ii num. 108). Non risulta piú presente la lettera a Giovan Vincenzo Pinelli un tempo conservata presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano nel ms. E 32 inf. (Ferro 2018: 90), ma è possibile che vada individuata nella lettera oggi conservata in collezione privata a Parigi (→ 72); una lettera autografa era segnalata nella collezione di Carlo Lozzi a Bologna; non è piú presente nella Biblioteca Trivulziana di Milano la lettera a Filippo d’Este del 12 ottobre 1583 (num. 33 degli additamenta di Solerti 1895); in Martignone 2005: 237 si segnala che nella Biblioteca Braidense di Milano (segnatura: Autografi I 76) si conservava un altro foglio autografo di T., ora non piú reperibile, contenente 4 sonetti. A Bergamo, nella Biblioteca «Angelo Mai» con segnatura Tassiana H 6 22, si conserva una riproduzione facsimilare di un sonetto certamente autografo (Lucido oro talvolta e lucido ostro) di localizzazione ora sconosciuta (Martignone 2005: 224).
Analoga dinamica di dispersione ha riguardato anche alcuni dei volumi postillati: non risulta piú disponibile l’esemplare della Sofonisba di Trissino annotato da T. alla base dell’edizione curata da Paglierani (Trissino 1884), anche se sulla autografia di quelle postille permangono dubbi consistenti; mentre per un esemplare della Poetica e Castellano di Trissino, conservato presso la collezione Bonfiglioli di Ferrara, si rinvia alle indicazioni di Baldassarri 1975; Baldassarri 1999: 409. L’esemplare un tempo indicato come Due discorsi di Speroni (su cui Williamson 1948), presente nella collezione privata Raphaele Salem va con ogni probabilità individuato nei Due discorsi di Faustino Summo oggi conservati alla Biblioteca Nazionale di Roma (→ P 72). Non risulta invece disponibile l’esemplare postillato da T. del Trattato dell’amore humano di Flaminio de’ Nobili, nella stampa del 1567, le cui annotazioni sono state pubblicate per cura di P.D. Pasolini (Nobili 1895; Solerti 1895: iii 118). Disperso anche un volume annotato della Scelta di rime del 1582, sul quale T. avrà probabilmente realizzato campagne di revisione e correzione dei suoi testi. In Solerti 1895: iii 115, accanto agli altri esemplari di Dante ritrovati si segnalava un volume presente nella collezione privata di Oreste Antognoni; mentre su un Petrarca conservato nella libreria Giordani di Pesaro, accompagnato dal commento di Giulio Camillo, e in qualche misura gemello dell’esemplare della Commedia di Dante presente nella stessa collezione Giordani e oggi in Angelica (→ P 70), vd. la ricostruzione della trafila di notizie presente in Arbizzoni 1985: 149 (prima ancora Solerti 1895: iii 119). Preziosissima la ricognizione condotta alla fine degli anni ’90 del secolo scorso da Guido Baldassarri, anche per alcuni esemplari in collezione privata e dunque di localizzazione sconosciuta: in particolare conviene ricordare un esemplare delle Prose di Bembo nell’edizione veneziana di Tacuino del 1525; l’Agrippa del Trattato di Scientia de l’Arme (Roma, Blado, 1553), con annotazioni che paiono dubbie; e una raccolta di Storici latini, senza indicazioni tipografiche, con una riproduzione riportata in Baldassarri 1996: 392. Al repertorio di Solerti si devono infine una serie di notizie su altri esemplari ancora oggi, con ogni probabilità, custoditi in collezioni private: Solerti ricordava la collezione romana di Giancarlo Rossi, impreziosita da diversi postillati tassiani, e il fatto che alcune di quelle tessere siano riemerse negli ultimi decenni sul mercato antiquario (cosí per le Antichità di Beroso Caldeo di P 67, e con ogni probabilità anche per il Convivio dantesco oggi a Philadelphia di P 68) lascia sperare in ulteriori ritrovamenti per i prossimi anni. In questa chiave occorre dunque riepilogare autori ed edizioni: alla collezione di Giancarlo Rossi erano assegnati i postillati de La vera dichiaratione di tutte le metafore e similitudini di Evangelista Quattrami (Roma, Accolti, 1587); degli Asolani di Bembo (edizione del 1530), con postille del resto di dubbia autenticità; di un’edizione aldina di Canones et Decreta del 1564; di un De officiis di Cicerone stampato sempre dai Manuzio nel 1570; di un’edizione delle Epistolae di Cicerone edite a Venezia nel 1570; di incunaboli di Lattanzio e di Strabone, rispettivamente del 1483 e del 1480 (Solerti 1895: iii 117-19). Solerti segnalava anche un volume di Giambullari postillato da T. conservato nell’Archivio Sommi Picenardi; una stampa degli Ordini di Cavalcare di Federico Grisone (Pesaro, Cesano, 1558) presente nella collezione di Ricardo Heredia, conte di Benahavis; un altro esemplare della Poetica e Castellano di Trissino (Vicenza, Ianiculo, 1529) presente un tempo nella collezione Valenti Gonzaga oggi conservata alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Preziose, infine, le indicazioni su due volumi un tempo appartenuti a Pierantonio Serassi: la Lettione di messer Giovanni Talentoni […] sopra ’l principio del ‘Canzoniere’ del Petrarca (Firenze, Giunti, 1587), e un’edizione delle opere di Teocrito, senza note tipografiche, forse una di quelle registrate da T. nel suo inventario dei beni della fine degli anni ’80 (→ 52).
Disattribuzioni. A fronte di una tradizione ampia e complessa, sono molto numerosi i casi nei quali la presunta autografia dei testimoni non regge a una verifica diretta, sulla base delle attuali conoscenze delle carte e della scrittura di T. Nell’impossibilità di dar conto di tutti i testimoni esclusi dal regesto (non compresi cioè neppure tra gli autografi dubbi), si elencano qui di seguito alcuni manoscritti la cui autografia, autorevolmente proposta nel recente passato, pare senz’altro da smentire. Non è da assegnare a T. la scrittura di una lettera e di due sonetti presenti ad Amsterdam, Bibliotheek der Universiteit, 123 T; i due sonetti sono di una stessa mano, non tassiana (malgrado la dichiarazione di autografia da parte di uno studioso esperto come Martignone 2005: 17). Non è autografo, malgrado l’indicazione contraria che si legge sul codice, il frammento tassiano del ms. Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8262a (staccato dal Vat. Lat. 8262, cui originariamente perteneva, alle cc. 215-216; vd. Solerti 1892: 458; Minesi 1985: 134). Nella Biblioteca Comunale di Siena, Autografi Porri, 4 141, si conserva una lettera al signor Torquato Rangone (siglata da Ferrara, 13 maggio 1583), in copia; seguono una riproduzione in facsimile della lettera inviata al granduca di Toscana il 4 marzo 1594 (Tasso 1852-1855: num. 1493), ora all’Archivio di Stato di Firenze (→ 22), e ancora il facsimile della lettera a Orazio Urbano (Tasso 1852-1855: num. 180), senza indicazione di data. Va smentita l’autografia di un sonetto di T. vergato su un foglio di guardia del to. vi delle opere di Aristotele (Venezia, Giunti, 1562), conservata nella biblioteca «Siciliani» di Galatina (vd. Distante 2000); allo stesso modo da smentire l’autografia, pure di recente riproposta, di una lettera al duca di Urbino conservata presso il Fondo Rosselmini Gualandi della Biblioteca Universitaria di Pisa, ms. 776/10-11. Senz’altro non autografi, e con ogni probabilità frutto di un’operazione di falsificazione, i materiali conservati presso l’Archivio di Stato di Pistoia (Gelli 102 ins. 1991), passati sul mercato in un’asta Christie’s del 15 dicembre 2005, e venduti a un prezzo ragguardevole. Nella Österreichische Nationalbibliothek di Vienna (segnatura Autographensammlung, 2/1) si conserva un madrigale con incipit Questo pretioso dono; si tratta di uno dei testi legati all’attività del falsario Mariano Alberti, la cui vicenda romanzesca ha per lungo tratto, nella zona centrale del XIX secolo, inquinato la circolazione e lo studio degli autografi tassiani. Per una descrizione dei materiali legati all’attività di Alberti vd. Solerti 1892: 450-54; tra le altre cose si segnalano una stampa del Laberinto d’Amore di Boccaccio del 1525 e un’edizione delle opere di Ovidio stampate dai Giunti che presentano postille falsamente attribuite a T. Infine, non è autografo il celebre codice Baruffaldi, a lungo considerato un testimone pregiato tanto per l’Aminta quanto per la Gerusalemme liberata; il ms., comunque di rilievo per la storia della tradizione dei testi, è stato depositato dai proprietari presso la Biblioteca Civica «Angelo Mai» di Bergamo alla fine del 2020, e sarà oggetto di una nuova campagna di studi nel corso dei prossimi mesi.
Sono da ritenersi non autografi, e anzi apocrifi deliberatamente confezionati in stagioni diverse (come tali sono stati presentati negli studi piú recenti), anche diversi postillati. Cosí per una stampa dell’Istoria de’ principi d’Este di Giovan Battista Pigna nell’edizione Venezia, Valgrisi, 1572, conservata presso la Biblioteca Reale di Torino (Solerti 1895: iii 113); cosí anche per un’edizione postillata delle Rime et Prose di Della Casa, nella stampa del 1564, che risultava conservata nella Beinecke Library, ma con note che appaiono di paternità assai dubbia. Sono state assegnate a T. anche le postille che corredano il volume Alessandro Piccolomini, Annotationi nel libro della ‘Poetica’ d’Aristotile (Venezia, Guarisco, 1575), conservato presso la Staatsbibliothek di Berlino (segnatura: Libri impressi cum notis manuscriptis, 80); segnalato in Kristeller (iii 500), l’esemplare è stato analizzato da Baldassarri (1997: 315-24), smentendo l’autografia degli interventi. Un’edizione delle opere di Strabone, in un incunabolo del 1480, era segnata nella Bibliothek «Wilhelm Trübner», ma le postille visionate non paiono compatibili con la scrittura di Bernardo o di Torquato Tasso; allo stesso modo non paiono da assegnare a T. le note su un esemplare del De officiis di Cicerone (Venezia, Eredi di Aldo, 1548) presente nella Pierpont Morgan Library di New York (segnatura E 27 B). Non è di T. neanche la firma presente in un ms. di rime antiche della Biblioteca Laurenziana di Firenze, l’Ashb. 763, c. 127r, e non sono autografe le annotazioni riportate in un altro codice di rime antiche sempre della Biblioteca Laurenziana, l’Acquisti e doni 137 (vd. Russo 2005: 41-44). Anche esemplari conservati in collezioni importanti vanno sottratti alla biblioteca tassiana, come nel caso del Barb. HHH II 38 della Biblioteca Apostolica Vaticana, un’edizione della Commedia con il commento di Daniello (Venezia, Da Fino, 1568) che riporta annotazioni di una mano cinquecentesca su testo e commento; malgrado il giudizio positivo di Bianchi 1997: 116-25, la paternità tassiana va esclusa. Sempre in Biblioteca Vaticana, il Vat. Lat. 9967 trasmette l’incunabolo Quadragesimale de floribus sapientiae, Venezia, Scoto, 1488. Una nota anonima assegna alcune delle postille che corredano il codice alla mano di T.: «Alcune delle postille mss. nel presente libro sono di mano di Torquato Tasso. Come ancora è di tutta sua mano ed inedito il sonetto mss. nella riguarda del presente libro nel fine», segnando anche un «Fr. 500», probabile prezzo di un’acquisizione; sono però non autografi i versi che si leggono nella carta di guardia posteriore (numerata c. 310v: O sacro monte che ti fai sostegno; Spero s’appoggiarà ov’hor s’apoggia), molto dubbie anche alcune annotazioni che corredano ad esempio le cc. 71r, 72r, 283v; mentre è frequente il ricorso di altre mani cinquecentesche, comunque non compatibili con la scrittura tassiana (al riguardo vd. Martignone 2005: 150-51). Simile il caso del Vat. Lat. 9972, che riporta l’Historia ecclesiastica Eusebij Caesariensis […] per magistrum Goffredum boussardum […] correcta, Paris, Francis Regnault, 1520; il testo è distribuito su due colonne, con le postille che si situano nei margini laterali; anche in questo caso un cartiglio attribuisce le postille del volume alla mano di T., segnando anche qui un «Fr. 300», probabile prezzo di un’acquisizione; le note, seppure in molti tratti prossime a quelle tassiane, non paiono attribuibili a T. Appare infine diverso il caso di due volumi presenti nel “Credenzino Tasso” del fondo Barberini della Vaticana: pur essendo conservati insieme alla raccolta principale dei postillati non paiono presentare annotazioni tassiane, e neppure segni riconducibili a Bernardo. Possibile si tratti di esemplari che T. era riuscito a procurarsi ma sui quali non aveva condotto le sue consuete pratiche di lettura e annotazione. Nel dettaglio si tratta di due volumi dell’edizione delle opere ciceroniane stampata a Parigi nel 1539 da Estienne: il Barb. Cr. Tass. 48 (M.T. Cicero, Opera. Ex Petri Victorii codicibus maxima ex parte descripta, Paris, Robert Estienne, 1539, vol. i) e il Barb. Cr. Tass. 49 (M.T. Cicero, Orationes, ivi, id., 1539, vol. i). Gli esemplari presentano sul frontespizio il timbro della biblioteca di Orazio Falconieri, datato 1770 (la collezione, importante giacimento di materiali tassiani, sarebbe stata venduta all’asta nel 1850), e il nome dello stampatore censurato con una macchia di inchiostro; le postille sono fitte su entrambi i volumi, e si devono a una mano principale che annota luoghi paralleli e notabilia. Nessun dubbio sulla attribuzione a T. veniva presentato in Carini 1962.
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Tasso 1581 = Id., Rime […] Parte prima. Insieme con altri componimenti del medesimo, In Vinegia, [Aldo Manuzio il Giovane].
Tasso 1587a = Id., Discorsi […] dell’arte poetica et in particolare del Poema Heroico. Et insieme il primo libro delle lettere scritte a diversi suoi amici, Venezia, Vasalini.
Tasso 1587b = Id., Il Re Torrismondo, Bergamo, Comino Ventura e Compagni.
Tasso 1588a = Id., Delle lettere familiari […] Nuovamente raccolte e date in luce. Libro primo, In Bergamo, Per Comino Ventura e Compagni.
Tasso 1588b = Id., Delle lettere familiari […] Nuovamente raccolte, e date in luce. Libro secondo, In Bergamo, Per Comino Ventura.
Tasso 1591 = Id., Delle rime […] parte prima, Mantova, Francesco Osanna.
Tasso 1593a = Id., Delle rime […] Parte seconda. Di novo date in luce, con li Argomenti et Espositioni dello stesso Autore, Brescia, Pietro Maria Marchetti.
Tasso 1593b = Di Gerusalemme conquistata del Sig. Torquato Tasso libri xxiiii, Roma, Presso a Guglielmo Facciotti.
Tasso 1594 = Torquato T., Discorsi del poema heroico, Napoli, Stigliola.
Tasso 1616 = Id., Lettere […] non piú stampate, Bologna, Bartolomeo Cochi.
Tasso 1617 = Id., Lettere familiari […] non piú stampate con un dialogo dell’imprese, Praga, Tobia Leopoldi.
Tasso 1666 = Id., Delle opere non piú stampate […] raccolte e pubblicate da Marc’Antonio Foppa con gli argomenti del medesimo, Roma, Giacomo Dragondelli.
Tasso 1735-1742 = Delle opere di Torquato Tasso con le controversie sopra la ‘Gerusalemme liberata’ e con le annotazioni di vari autori, notabilmente in questa impressione accresciute, Venezia, Monti e N.N compagno.
Tasso 1852-1855 = Torquato T., Lettere, a cura di Cesare Guasti, Firenze, Le Monnier, 5 voll.
Tasso 1875 = Id., Le prose diverse, nuovamente raccolte ed emendate da Cesare Guasti, Firenze, Successori Le Monnier.
Tasso 1898-1902 = Id., Le Rime, ed. critica sui manoscritti e le antiche stampe a cura di Angelo Solerti, Bologna, Romagnoli- Dall’Acqua 4 voll.
Tasso 1957 = Id., Gerusalemme liberata, in Id., Tutte le poesie, a cura di Lanfranco Caretti, Milano, Mondadori, vol. i.
Tasso 1958 = Id., Dialoghi, ed. critica a cura di Ezio Raimondi, Firenze, Sansoni, 3 voll. in 4 to.
Tasso 1963-1965 = Id., Opere, a cura di Bruno Maier, Milano, Rizzoli, 5 voll.
Tasso 1964 = Id., Discorsi dell’arte poetica e del poema eroico, a cura di Luigi Poma, Bari, Laterza.
Tasso 1990 = Id., Rinaldo, ed. critica basata sulla seconda edizione del 1570 con le varianti della princeps (1562), a cura di Michael Scherberg, Ravenna, Longo.
Tasso 1993b = Id., Rime d’amore secondo il cod. Chigiano L VIII 302, a cura di Franco Gavazzeni, Marco Leva, Vercingetorige Martignone, Modena, Panini.
Tasso 2000 = Id., Giudicio sovra la ‘Gerusalemme riformata’, a cura di Claudio Gigante, Roma, Salerno Editrice.
Tasso 2004 = Id., Rime d’amore (secondo il codice Chigiano L VIII 302), a cura di Franco Gavazzeni e Vercingetorige Martignone, Alessandria, Edizioni dell’Orso.
Tasso 2007 = Id., Lettera sul matrimonio. Consolatoria all’Albizi, a cura di Valentina Salmaso, Roma-Padova, Antenore.
Tasso 2008 = Id., Lettere poetiche, a cura di Carla Molinari, [Milano-] Parma, Fondazione Pietro Bembo-Guanda.
Tasso 2009 = Id., Postille 1-2, a cura di Maria Teresa Girardi, [p.te i] Pier Vettori, Commentarii in primum librum Aristotelis de Arte poetarum, ed. a cura di Marina Virgili; [p.te ii] Alessandro Piccolomini, Annotationi nel libro della ‘Poetica’ d’Aristotele, ed. a cura di Simona Miano, Alessandria, Edizioni dell’Orso.
Tasso 2010 = Id., Gerusalemme conquistata: ms. Vind. Lat. 72 della Biblioteca Nazionale di Napoli, ed. critica a cura di Claudio Gigante, Alessandria, Edizioni dell’Orso.
Tasso 2012 = Id., Rinaldo, a cura di Matteo Navone, Alessandria, Edizioni dell’Orso.
Tasso 2013a = Id., Il Gierusalemme, a cura di Guido Baldassarri, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura.
Tasso 2013b = Id., Rime eteree, a cura di Rossano Pestarino, [Milano-]Parma, Fondazione Pietro Bembo-Guanda.
Tasso 2016 = Id., Rime d’amore con l’esposizione dello stesso autore (secondo la stampa di Mantova, Osanna, 1591), ed. critica a cura di Vania De Maldé, Alessandria, Edizioni dell’Orso.
Tasso 2020 = Id., Lettere (1587-1589), ed. del manoscritto estense Alfa V 7 7, a cura di Emilio Russo, Milano, Bites.
Tasso 2021a = Id., Aminta, a cura di Davide Colussi e Paolo Trovato, Torino, Einaudi.
Tomasi 1994 = Franco T., La malagevolezza delle stampe. Per una storia dell’edizione Discepolo del ‘Mondo Creato’, in «Studi tassiani», xlii, pp. 43-78.
Torquato Tasso e l’Università 1997 = Torquato Tasso e l’Università. Atti del Convegno di Ferrara, 14-16 dicembre 1995, a cura di Walter Moretti e Luigi Pepe, Firenze, Olschki.
Torquato Tasso e la cultura 1999 = Torquato Tasso e la cultura estense. Atti del Convegno internazionale di Ferrara, 10-13 dicembre 1995, a cura di Gianni Venturi, Firenze, Olschki, 3 voll.
Trissino 1884 = Gian Giorgio T., La Sofonisba, con note di Torquato Tasso edite a cura di Franco Paglierani, Bologna, Romagnoli.
Trovato 1999 = Paolo T., Per una nuova edizione dell’ ‘Aminta’, in Torquato Tasso e la cultura 1999: iii 1003-27.
Trovato 2003 = Id., Ancora sul testo dell’ ‘Aminta’: nuovi testimoni e vecchie macrovarianti, in Corti rinascimentali a confronto: letteratura, musica, istituzioni. Atti del Convegno di Villa Vigoni (Como), 27-29 novembre 1998, a cura di Barbara Marx, Tina Matarrese, P.T., Firenze, Cesati, pp. 161-73.
Vattasso 1915 = Marco V., Di un gruppo sconosciuto di preziosi codici tasseschi, in «Giornale storico della letteratura italiana», lxvi, pp. 105-21.
Williamson 1948 = Edward W., Tasso’s Annotations to Trissino’s Poetics - An unpublished Tasso’s sonnet, in «Modern Language Notes», lxiii, pp. 153-61.
(1) In questo regesto vengono inserite nell’elenco degli Autografi le varianti realizzate attraverso postille e correzioni apposte da T. su edizioni a stampa delle proprie opere (ad es. → 5). Negli autografi delle lettere in molti casi la data risulta diversa da quella presente per gli stessi testi nell’ed. Guasti (Tasso 1852-1855); le differenti datazioni non vengono però analizzate, rinviando la discussione alla sede piú propria, ai lavori in corso in vista di una nuova ed. critica dell’epistolario. Nella trascrizione di porzioni degli autografi tassiani si procede a sciogliere le abbreviazioni, mantenendo per il resto intatta la veste grafica dei testi. A fronte di una bibliografia davvero molto ampia, i rimandi in calce alle singole voci sono limitati ai contributi essenziali, spesso privilegiando quelli piú recenti, dai quali è possibile ricavare la storia degli studi sui singoli mss. o postillati. Per le lettere faccio riferimento alla numerazione dell’ed. Guasti (Tasso 1852-1855); per le rime il riferimento va alla numerazione dell’ed. Solerti-Maier, avviata e impostata da Angelo Solerti (Tasso 1898-1902) e poi completata da Bruno Maier (Tasso 1963-1965). Sono in debito con molti colleghi e amici per invio di materiali, suggerimenti, controlli: ricordo con piacere Guido Arbizzoni, Fabio Massimo Bertolo, Maurizio Campanelli, Corrado Confalonieri, Stefano Crescenzi, Roberta Ferro, Maurizio Fiorilla, Claudio Gigante, Maria Teresa Girardi, Carlo Alberto Girotto, Marianna Liguori, Massimilano Malavasi, Jean-Luc Nardone, Luciano Russo, Franco Tomasi. Ringrazio Laura Lalli, per la cortesia con cui ha condiviso con me i suoi studi sui postillati tassiani conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Sono molto grato a Francesco Amendola, Chiara De Cesare, Valentina Leone ed Elisabetta Olivadese, che con grande generosità e precisione hanno rivisto e migliorato una penultima versione della scheda; devo infine un ringraziamento particolare a Guido Baldassarri, che per primo mi ha indirizzato allo studio delle carte tassiane e mi ha supportato nelle ricerche di questi anni. Dedico questo lavoro a Matteo e Paolo.
Nota paleografica
Non è lecito affrontare la questione dell’autografia tassiana in modo riduttivo, limitandosi cioè alle pur necessarie considerazioni intorno al modello grafico appreso e utilizzato (quale altro, se non una italica al modo di Cresci?), alla qualità del suo scrivere e agli aspetti particolari della scrittura. Per una personalità tanto complessa e cosí psicologicamente problematica, la relazione con l’atto dello scrivere rappresentò un evento di totale coinvolgimento, nel quale l’esuberanza – o la sofferenza – della genesi creativa si coniugava al conflitto permanente ingaggiato con carta e penna: oltremodo tarda questa alle necessità dell’invenzione (si pensi al sonetto di c. 16 del Barb. Lat. 3995, composto di getto «con velocità tanto grande che precorreva lo scrivere», secondo la testimonianza coeva ivi raccolta), troppo circoscritta quella dall’ortogonalità dei suoi confini – i margini – e rigida nell’accogliere e conservare lezioni rifiutate. Ecco allora la sovversione della geometria della pagina con una scrittura orientata, in modo inesorabile, verso l’alto nel suo procedere destrorso e le righe che, al contempo, slittano progressivamente all’interno (la giustificazione di sinistra è a scalare); ecco, ancora, la rasura, la lineatura, il depennamento a volte frenetico, l’obliterazione insistita. Dopo Petrarca, è forse proprio con T. che il rapporto tra testualità e autografia assume proporzioni di palmare evidenza e di tragica partecipazione. Illuminanti, a questo proposito, sono le osservazioni di Petrucci intorno al manoscritto napoletano della Gerusalemme conquistata: «Testimone evidente di una interpretazione drammatica del “rapporto di scrittura”, in qualche misura reso dall’isolamento stesso dell’autore indipendente dal condizionamento della stampa, pur presente in prospettiva, è il manoscritto autografo della Conquistata di Torquato Tasso. Il confronto fra questo e i frammenti della Liberata, di tanto anteriori, rivela un clamoroso degrado delle capacità di controllo del processo compositivo e di quello scrittorio da parte del poeta. Nel manoscritto napoletano il Tasso si dimostra realmente incapace di dominare l’impulso grafico, non solo e non tanto per la frequenza dei “luoghi doppi”, cioè delle doppie lezioni, lasciati irrisolti, quanto per la caoticità della scrittura, la violenza degli interventi correttivi, la frenesia delle riscritture elaborative, i depennamenti e i ritocchi inconsulti o superflui. Qui “il rapporto di scrittura” autografo si risolve in una vera e propria débâcle espressiva, la scrittura e la riscrittura esasperate si rovesciano in una disperata impotentia scribendi». E poi: «Nell’ultima facciata dell’autografo napoletano la crisi del rapporto di scrittura vissuta dal Tasso mostra i suoi aspetti piú drammatici; lo schema di impaginazione si è dissolto, il raptus correttivo prevale brutalmente sul testo, molte lettere o parole sono duramente ripassate, i depennamenti troppo insistiti si trasformano in macchie; la stessa citazione virgiliana (r. 7: “rari veggonsi a nuoto in gorgo vasto”: Aen., i 118) emerge appena dal magma testuale in movimento» (Petrucci 2017: 78-79 e 470). Se il codice napoletano rappresenta un vertice del “degrado” scrittorio di T., è però ubicata sul medesimo crinale tutta la produzione autografa datata dagli anni del terribile internamento ferrarese, quella breve stagione di cerniera con l’epoca della piena maturità che ricorda Russo. Prima c’è il periodo giovanile, le cui «rade presenze pongono subito un problema consistente di ordine paleografico, quello della scrittura del “Tassino”: una scrittura nell’insieme poco testimoniata per gli anni giovanili e che presenta caratteristiche assai diverse rispetto a quella disordinata e irregolare degli anni piú tardi, sulla quale invece la documentazione è abbondante» (Russo). Un problema, sia chiaro, che sarà forse possibile risolvere con uno studio accurato dei materiali sopravvissuti (prima fra tutte «la lettera del 9 ottobre 1566, che potrebbe rappresentare una delle testimonianze piú alte della scrittura tassiana, ma le cui caratteristiche sembrano sensibilmente lontane da quelle della lettera del 7 agosto 1569, di autografia certa», cosí ancora Russo), quando questi saranno compiutamente raccolti. Per ora ci si limita a notare come la lettera dell’agosto del 1569 (→ 37, «testimonianza preziosa della scrittura di T. della prima stagione ferrarese») mostri una impaginazione ancora nel complesso coerente (anche se già avviata all’innalzamento a destra e a una giustificazione oscillante), uno scrivente incline al ripensamento estemporaneo e maldestro (cfr. rr. 3 e 7) e fattezze destinate a permanere nelle piú tarde testimonianze. Tra queste, come accade in quel tipo grafico votato alla rapidità di esecuzione, lettere il cui corpo circolare si conserva aperto (in particolare la a, cfr. rr. 2: havendo, 9: persona, 10: mani per gli esempi evidenti, mentre altri si intuiscono occultati dall’inchiostrazione); il pronunciato piede al termine delle aste discendenti; la tortuosa h che lega posteriormente per levata di penna (con evidenza alla r. 5 ho); n sbilanciata e pendente a destra; o in legamento posteriore con l (ma in seguito anche con t); p con traverso sinuoso che sovrasta il corpo tondo; s, sempre corta, spesso in due tratti e il secondo di appoggio sulla linea (rr. 2: risposta, 11: agosto). Questo panorama si conserva negli esempi degli anni Settanta (→ 14, attribuito al 1576), nei quali, tuttavia, comincia a profilarsi, sempre piú marcata, la selidofobia di T. La quale è però destinata a erompere nell’indisciplina scrittoria degli anni posteriori all’internamento. Dopo il 1586 anche la regolarità di modulo appare compromessa, mentre fa la sua comparsa una g dal personalissimo tratteggio, con l’occhiello superiore aperto a destra e quello inferiore, di notevole dimensione, schiacciato e assai inclinato, destinata a conservarsi fino agli ultimi tempi: sfrutterà questa caratteristica, tra le altre, l’abile falsario delle lettere nella raccolta Piancastelli (→ Dubbi 8), tra le quali andrà forse salvato, come autografo, solo il breve biglietto, senza data, diretto a Ercole Tassone). Tempi, quelli ultimi, nei quali anche il rapporto con lo strumento scrittorio diventerà problematico e il singolo tratto di penna si frammenterà, sdoppiandosi in ripassamenti o frastagliandosi in esili inchiostrature, segnali indubbi di una battaglia persa: quella con la vita.
Censimento
- Basel, Universitätsbibliothek, Autographen Sammlung Geigy-Hagenbach 1549 (214)
- Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», Cassaforte 6 10
- Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», Cassaforte 6 15
- Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», Tassiana B 5 55
- Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», Tassiana L 4 2 (olim Delta 5 49)
- Bergamo, Biblioteca Civica «Angelo Mai», Tassiana L 5 5/1-3 (olim Delta IV 18 3; olim Tassiana, Vetrina, I 8 3)
- Bologna, Biblioteca Universitaria, 52 II 3, int. 9
- Cambridge (U.S.A.), Houghton Library, Flc. 5 M 3193, 586 va
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 13
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat. 3995
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chigi L VIII 302
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott. Lat. 2229
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ross. 698
- Cologny (Genève), Fondation Martin Bodmer, Autographes, Tasso Torquato
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. II 357
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. II 396A
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. II 473
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. II 474 (provenienza Lanzoni)
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Cl. II 475
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, N.A. 18
- Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, Raccolta Cittadella, 2797 (2805)
- Firenze, Archivio Guicciardini, Fondo Albizi, 607, num. 92
- Firenze, Archivio di Stato, Ducato d’Urbino, div. I 203, cc. 400, 417
- Firenze, Archivio di Stato, Ducato d’Urbino, div. I 276, to. I cc. 421r-422v, 513r-v; to. II cc. 180r-181v
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato, 805/1, cc. 472r-473v
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato, 813, cc. 534, 579
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato, 834, cc. 246r-247v (ora spostata in Armadio di sicurezza)
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato, 848, cc. 40, 49v
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato, 2800, c. 126
- Firenze, Archivio di Stato, Mediceo del Principato, 5936, c. 686r
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb. 412 (344), 16 cc.
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Autografi Palatini II 1
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari 57 1 (olim Pal. E B 9 5)
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari 212 (olim A II 213; olim Pal. 222)
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, II I 397 (olim Magl. VII 1036, provenienza Strozzi), c. 205r
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Pal. 224 2
- Forlì, Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi», Raccolte Piancastelli, Sez. Autografi secc. XII-XVIII, 63, Tasso, Torquato
- * L'Aquila, Archivio di Stato di L'Aquila, Dragonetti-De Torres, Sez. storica, ms. 31
- London, The British Library, Add. 12045
- London, The British Library, Add. 12046
- London, The British Library, Add. 12109
- London, The British Library, Add. 23778
- London, The British Library, G 2457
- London, The British Library, c 28 i 2
- Madrid, Biblioteca de Palacio Real, II 3281 (olim 2 M 2)
- Mantova, Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, 946, fasc. 14, c. 641
- Mantova, Archivio di Stato, Autografi, 9, 1215-1272
- Mariemont, Musée Royal, Aut. 570/2
- Milano, Archivio di Stato, Autografi, 157 19
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, F 201 inf., cc. 1r-12r
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, Q 120 sup
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, R 96 sup
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, S.P. 22
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, S.P. 35
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, S.P. II 260, Raccolta Autografi, Torquato Tasso, 10
- Milano, Biblioteca Braidense, AB 11 34
- Milano, Biblioteca Braidense, Autografi I 75 (olim Collezione Firmian)
- Milano, Collezione privata, [Segnatura non presente]
- Modena, Archivio di Stato, Archivio per Materie, Letterati, Tasso, Torquato
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Autografoteca Campori, Tasso, Torquato
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 379a (α V 7 2)
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 379b (α V 7 7)
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 379c (α V 6 8)
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 385 (α V 7 8)
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, It. 835 (α G 1 18), filza 22
- Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, Molza Viti 2 (olim collezioni Bonfiglioli, proveniente da Giulio Mosti)
- Montpellier, Bibliothèque de la Faculté de Médecine, H 272, cc. 17r-18v
- Montpellier, Bibliothèque de la Faculté de Médecine, H 273 bis
- Montpellier, Bibliothèque de la Faculté de Médecine, H 274
- Montpellier, Bibliothèque de la Faculté de Médecine, H 275
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», Cassaforte 2 (olim I B 56)
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», Lucchesi Palli 1824
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», Vind. 72
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XIII B 38
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XVI A 32
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», XX A 133
- Napoli, Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, carte Farnesiane, s.s.
- New York, Columbia University Library, Rare Book and Manuscript Library, X 851 T 18/M
- New York, Pierpont Morgan Library, MA 462
- New York, Pierpont Morgan Library, MA 1346 (259)
- New York, Pierpont Morgan Library, MA 6746
- Padova, Biblioteca Capitolare, E XIII / XI 1
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Coll. Rothschild, 251
- Paris, Bibliothèque nationale de France, It. 1111, c. 15
- Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouvelles Acquisitions Françaises 1473, 1537-1539
- Parma, Archivio di Stato, Epistolario scelto, 16 4, Tasso, Torquato
- Parma, Biblioteca Palatina, Pal. 42
- Pesaro, Biblioteca Oliveriana, 429
- Pesaro, Biblioteca Oliveriana, 430, int. 12
- Roma, Biblioteca Angelica, 1313
- Roma, Biblioteca Angelica, Aut. I 24
- Roma, Convento di Sant’Onofrio, vetrina
- San Daniele del Friuli, Biblioteca Civica Guarneriana, 224, c. 633
- San Marino (California), Fondazione Huntington, HM 884
- Sorrento, Museo Correale di Terranova, 1
- Sorrento, Museo Correale di Terranova, 2
- Torino, Biblioteca Reale, 521
- Torino, Biblioteche Civiche, Raccolta autografi Luigi Nomis di Cossilla, Tasso, Torquato
- Udine, Biblioteca Arcivescovile e Bartoliniana, 107
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. IX 119 (6481)
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It. IX 189 (6827)
- Verona, Biblioteca Capitolare, Archivio Serego, s.s.
- Bergamo, Biblioteca Comunale, Inc. 3 334 (olim λ VI 25)
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 1
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 2
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 3
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 4
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 4A (olim Stamp. Barb. J III 14)
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 5
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 6
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 7
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 8
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 9
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 10
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 11
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 12
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 14
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 15
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 16
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 17
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 18
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 19
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 20
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 21
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 23 (olim Barb. O IV 23).
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 24
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 25
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 26
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 27
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 28
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 29
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 30
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 31
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 32
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 33
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 35
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 36
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 37
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 38
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 39
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 40
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 41
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 42
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 43
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 44
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 45
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 46
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 47
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 50
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Cr. Tass. 51
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. N XII 16
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. O III 38
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Inc. II 827 (olim Barb. Cr. Tass. 22)
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Inc. II 828 (olim Barb. Cr. Tass. 34)
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampati Ferrajoli II 38
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampati Ferrajoli IV 7551 Riserva
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 9966
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 9973
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 9974
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Acquisti e doni 228
- Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Nuove Accessioni 332
- Firenze, Biblioteca Riccardiana, Rari 239
- Ithaca (NY), Cornell University Library, Department of Rare Books, 14
- London, The British Library, c 28 e 8
- London, The British Library, c 28 g 12
- London, The British Library, c 45 g 8
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, S.P. 24
- München, Bayerische Staatsbibliothek, Libri impressi cum notis manuscriptis 8° 29
- Napoli, Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III», S Q XXXI C 105 (olim Firenze, Coll. Ginori Conti 213)
- New York, Pierpont Morgan Library, 015489
- Paris, Coll. Raphaël Salem, [Segnatura non presente]
- Paris, Coll. Raphaël Salem, [Segnatura non presente]
- Pesaro, Collezione Arbizzoni, [Segnatura non presente]
- Philadelphia, Van Pelt Library, Rare Book Collection IC D2352.4.1531
- Providence (RI), Brown University, John Hay Library, John Key Library, 1482 H 78/1483 H 78
- Roma, Biblioteca Angelica, Aut. J 23
- Roma, Biblioteca Nazionale Centrale «Vittorio Emanuele II», 71 1 H 7
- Roma, Biblioteca Nazionale Centrale «Vittorio Emanuele II», RB 821
- Roma, Biblioteca Nazionale Centrale «Vittorio Emanuele II», misc. Valenti 707/10
- Sankt Peterburg, Naučnaja Biblioteka Ermitaža, Fondo Libri Rari, 59904
- Sankt Peterburg, Rossiskaja Nacional’naja Biblioteka, R ω f / 7
- Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, 52 D 218
Fonte: Il Cinquecento - Tomo III (2022)
Data ultima modifica: 30 dicembre 2025 | Cita questa scheda